COSA SIGNIFICA VINCERE L’ATTACCO DI PANICO

A cura della dott.ssa Lucia Laudi

Contatti: lucia.laudi9@gmail.com o psicoterapia.to.nord@gmail.com

La paura, come ogni altra emozione, ha una funzione ben precisa, quella di avvisarci dell’esistenza di un pericolo, ma a volte questo non corrisponde ad un pericolo reale come cadere in un burrone.

Nella società c’è un pericolo concreto, che incute una paura molto forte fino a diventare attacco di panico, la paura di non essere accettato dagli altri, quegli altri che per noi sono importanti e fondamentali per la nostra sopravvivenza psichica, perché la nostra personalità non corrisponde ai canoni comuni.

Vincere il panico vuol dire cambiare un atteggiamento mentale, rimescolare le carte della nostra vita, modificare il personaggio che ci siamo costruiti fin da piccoli e non farci ingabbiare dalle consuetudini e dai codici di un sociale che non ci corrisponde più e che ci impedisce di esprimere la nostra natura.

L’attacco di panico è una delle forze sotterranee del nostro inconscio che ci spinge in modo travolgente nella realtà, spazzando via i nostri castelli di sabbia, che abbiamo sempre difeso con tutte le nostre forze, pensando che fossero le nostre fondamenta. Il panico non deve essere considerato un nemico da combattere, ma è semplicemente una  manifestazione della nostra parte più vitale e sana, che ci avverte di prenderci cura di noi stessi e del bisogno di vivere un’esistenza in armonia con la natura profonda che appartiene ad ognuno di noi.

Quando ci troviamo di fronte alle nostre paure interiori o reali è fondamentale guardarle in “faccia”, pensare alle situazioni che abbiamo affrontato nella nostra vita e che troveremo un modo per superarle e risolverle, ma soprattutto è importante lasciare spazio alla nostra essenza psichica perché è quella che ci aiuta a superare le avversità. Non possiamo pensare di avere una vita senza paura così come non potrà essere senza dolore, ma c’è anche gioia, serenità e soddisfazione, dobbiamo imparare a vederle e a viverle.

Attrezzando in modo adeguato  la nostra psiche e la nostra mente potremo affrontare burroni assai profondi, gestendo la paura che ci invade quando siamo sospesi in aria, ma alla fine del percorso proveremo una soddisfazione immensa e saremo orgogliosi di noi stessi.

L’Analisi Transazionale e la Psicoterapia Integrativa permettono all’individuo di scoprire la sua natura e di trovare nuovi modi di esprimerla, tenendo conto della società in cui vive.

La psicoterapia fa trovare il CORAGGIO DI VIVERE, insegna ad ascoltare l’attacco di panico, quale bisogno o/e disagio sta comunicando e a mettere in atto nuovi atteggiamenti ed esso se ne andrà da solo.

Se vuoi di più visita i siti:

  https://laudilucia.wixsite.com/laudi-lucia e https://psicotorinord.com

Le bugie dei bambini

Rossana Centis

Le bugie per i bambini  sono un evento molto comune.  Ma non tutte hanno lo stesso significato, la stessa valenza.  In un ambito di sviluppo normale, dipende molto dall’età il significato  da attribuire  alla  bugia:  nella prima infanzia  l’esame di realtà non è maturo, è agli inizi del suo sviluppo, mentre man mano che l’ età  aumenta e le capacità cognitive di conoscenza e di organizzazione  dei dati di realtà  si incrementano,  possono venire interiorizzate  norme e principi morali  e di conseguenza   la cognizione di   dire una bugia.  

Le bugie nei bambini nella prima infanzia

 E’ possibile che  quando un piccolo bambino fa delle affermazioni che non sono congruenti con la realtà  la mente dell’adulto le classifica automaticamente come “ bugia”;  ma spesso non ci troviamo di fronte ad una manipolazione della verità, della realtà, ma ad una lettura  magica,  immaginaria.   Non  è insolito che  il piccolo bambino  che non si è ancora differenziato  dalla madre, percepisca  quest’ultima  come un “ prolungamento di sé”: un compito che non riesce a portare a termine ( ad esempio un disegno)  viene affidato alla mamma  per essere completato, e non viene percepita la autonomia delle due realizzazioni. Infatti solo   alla fine della prima infanzia   i bambini raggiungono una  sufficiente  e consapevole distinzione tra fantasia e realtà, tra sé e non-sé. Nei primi anni dello sviluppo predomina ancora un pensiero in qualche modo “magico” e onnipotente che mischia fantasia e realtà inventando storie immaginarie. Lentamente, attraverso la simulazione del  mondo degli adulti col gioco,   il bambino impara a conoscere il  proprio ed autonomo mondo interno separato da quello esterno,  impara a  conoscere e gestire emozioni e conflitti rielaborando e assegnando differenti significati e versioni ai dati di esperienza che man mano acquisisce.

Le bugie nei bambini in età scolare

E’ soltanto a partire dai 6-7 anni,  con lo strutturarsi di un pensiero di tipo operativo  quando il funzionamento della realtà comincia ad essere noto e prevedibile, che i bambini  cominciano a distinguere cosa è reale in base alla loro esperienza  e cosa non lo è,  imparano ad uniformarsi a norme ed aspettative altrui e, con esse,  acquisiscono il significato morale della distinzione tra verità e menzogna: quello del dire la verità è ora un valore che può procurare riconoscimento da parte dei genitori e accrescere quindi la stima di sé stessi. E’ quindi anche a partire da questa età che le bugie stesse possono essere usate dai bambini con consapevolezza ed intenzionalità al fine di evitare conseguenze spiacevoli o ottenere vantaggi.

 Situazioni  ambientali patologiche

 Diverso è il caso di un percorso di sviluppo  alterato, in cui in bambino  in sviluppo deve    tenere in considerazione  elementi di realtà per lui lesivi o dannosi o violenti,  o invasivi:  in questi casi  è probabile che si sviluppino  delle strategie  psicologiche di sopravvivenza,  che   non permettono un’ adeguato rapporto con  i dati reali esterni e la maturazione  di  un’ articolato  armamentario di conoscenze e strategie personali per affrontare le situazioni.    Ad esempio la paura di essere  sgridati o, peggio, picchiati  dall’adulto di riferimento, in  modo imprevedibile  senza che vengano percepite le relazioni di  causa – effetto,  può produrre   comportamenti di evitamento   non discriminatorio  generalizzati nei confronti di tali figure,  con sviluppo di ritiro schizoide, ideazioni paranoidi,    immaginazioni   ed emozioni distorte che se cristallizzate nell’età adulta possono portare a  quadri gravemente patologici , dal disturbo di personalità a  psicosi di vario grado.

I genitori e le bugie dei bambini

Le vere e proprie bugie possono  assumere significati molto diversi a seconda che costituiscano eventi occasionali  mentre  i bambini  stanno imparando gradualmente a crescere e ad assumersi responsabilità o se rappresentino una modalità ripetitiva e  rigida, stereotipata,  con la quale gestiscono le difficoltà che inevitabilmente incontrano. E’ quindi  importante un processo di comprensione di ciò che sta accadendo  prima di tutto da parte dei genitori: se  la bugia viene percepita come segnale di difficoltà, con implicita richiesta di aiuto,  la risposta sarà un empatico processo educativo e di sostegno alla maturazione del figlio;  se la risposta genitoriale  è rigida e   bloccante, con  rimproveri  e  richieste di  adeguatezza senza che venga fornito un sufficiente supporto all’autostima personale,   ciò  può contribuire a   creare un  clima interno di depressione, di sfiducia,  fino alla disperazione  ed alla percezione  di un senso di solitudine e di vuoto. 

NICHILISMO

OVVERO: IL BISOGNO DI ESSERE AMATI

a cura di rossana Centis

Nicola Magrin
L’inizio del cammino – 2018
acquello su carta
(esposto nella mostra: “LA traccia del racconto”
Aosta 5 maggio – 7 ottobre 2018)

Dalla fine del  diciottesimo secolo   si svilupparono in ambito filosofico le teorie nichiliste, in particolare come reazione e polemica sulle conclusioni della filosofia d Kant; acquistarono ben presto il senso generico di critica radicale demolitrice di ogni filosofia o teoria, compresa la visione religiosa che pretendesse di possedere un reale contenuto di  verità.   F. Nietzsche  (1844-1900) fu il filosofo che con maggiore sistematicità ed intensità promulgò la visione nichilistica per indicare l’inevitabile decadenza della cultura occidentale e dei suoi valori.

Il nichilismo inteso come una dottrina che sostiene la negazione radicale di un determinato sistema di valori e indica anche ogni atteggiamento genericamente rinunciatario e negativo nei confronti del mondo con le sue istituzioni e i suoi valori è sotteso a movimenti culturali diversi, con accezioni e sfumature diverse e durante tutto il secolo scorso fu sostenuto da una vasta coorte di autori in ambito filosofico, letterario, artistico; il termine “nichilismo” è venuto ad indicare peraltro anche un sentimento di generale disperazione derivata dalla convinzione che l’esistenza non abbia alcuno scopo, per cui non vi è necessità di regole e leggi. 

C’è stato un periodo, il cosiddetto post-moderno, in cui nella cultura europea questa posizione è stata vista come una possibilità di emancipazione. Soprattutto nella seconda metà del secolo scorso si è cercato in ogni modo di liberarsi dall’idea che le cose hanno un senso – perché presupporre un significato era diventato una prigione – e questo avrebbe liberato l’io: da qui la rivoluzione sessuale, il sovvertimento di regole sociali valide nel passato, l’esplosione della soggettività, la rinuncia a responsabilità… Man mano questa impostazione culturale si è diffusa, si è infiltrata nel pensiero comune, ha eroso valori ed ideali che avevano sostenuto secoli di storia. Sono crollati riferimenti etici e ora stiamo assistendo ad un sovvertimento profondo anche di quelle che sono state da sempre considerate evidenze, anche dal punto di vista biologico.

E allora la vita diventa puro istinto, pura affermazione di sé. L’ideale, lo scopo, viene percepito come un “dover essere”; qualcosa che forse si deve realizzare, ma che non esiste già qui e adesso, come elemento con cui fare i conti, di fronte al quale assumersi responsabilità. E non è più nemmeno chiaro cosa significa “dovere”: i confini tra diritti e doveri si confondono …

La ricaduta di questo modo di concepire la vita è una debolezza progressiva, una perdita di energia e di spirito che, quasi di soppiatto, si è diffusa ovunque, anche in ambienti non ideologicamente nichilisti. È entrata nelle nostre case, nelle nostre credenze religiose, negli ideali politici. Abbiamo perso il gusto del vivere, schiacciati come siamo da routine di produzione.

Le generazioni precedenti – facendo eco alla parabola del figliol prodigo – hanno chiesto l’eredità e hanno lasciato la casa; i figli si sono dissociati da tutto e da tutti per vivere il loro progetto di autodeterminazione. E anche così, sul loro cammino – come in quello del figliol prodigo – ci sono diversi elementi che avrebbero potuto farli ritrovare: la scoperta del proprio nulla, la nostalgia e il ricordo della casa del padre. Le generazioni successive sono nate “mangiando semi di carrube”, nel nulla, non abbiamo lasciato nessuna casa. Siamo semplicemente caduti in un mondo già disimpegnato, separato, orfano. Non sappiamo com’è la casa del padre, non lo sappiamo, non ci siamo mai stati. Non possiamo chiedere all’uomo contemporaneo di tornare tra le braccia di un padre che non ha. Coloro che sono nati nel nulla hanno solo l’intento di essere. Dal niente all’essere: questo è ciò che ci viene chiesto; come se dovessimo essere dei. Questa è la tragedia dell’uomo oggi: non abbiamo altra scelta che generare noi stessi, costruire noi stessi. Siamo orfani e ci costringono a essere “Prometei”; “Uno sforzo enorme ma glorioso”, dice Testori. Concepiamo la libertà come una volontà e non come un riconoscimento amorevole. Tutto deve nascere da noi, senza prestare attenzione a nessun dato che non sia la volontà di potenza. Volere è potere. Questa è la grande riduzione: non dipendiamo da niente e da nessuno, solo da noi stessi. Tentiamo di credere che l’ intelligenza artificiale avrà l’ultima parola e ci permetterà di essere gli dei di noi stessi.

La vita però a volte ci propone situazioni – basta considerare gli effetti mondiali della pandemia – che ci riportano brutalmente all’esperienza di essere dipendenti da una realtà che ci precede e con cui dobbiamo necessariamente fare i conti. Il nostro “delirio di onnipotenza” si infrange nell’esperienza della fragilità e della insufficienza delle nostre risorse. L’esperienza del contatto con la natura nella sua forza a volte plasticamente esuberante a volte devastante, ci contiene e ci determina.

Possiamo raccogliere la sfida: possiamo accorgerci nuovamente di essere dei soggetti viventi, di avere dei bisogni, soprattutto di avere un bisogno: quello di essere amati. Lasciare che emergano da dentro di noi le domande fondamentali che ricercano un senso profondo. Lasciare che emergano i desideri, che emerga “ il desiderio”. Il desiderio non è solo una mancanza, un vuoto che attende di essere riempito, non è generico, né intellettuale. È già indirizzato verso un’esperienza in atto, chiede di incontrare la risposta, non solo di sapere che questa c’è.

Che cosa ci permette di ripartire per riconquistare la nostra stessa vita? Anzitutto, non mollare sul proprio desiderio. Però è anche vero che il proprio desiderio non si molla solo se si scopre che c’è qualcosa o qualcuno che vi corrisponde. Se si trova qualcuno uno che ci dica: «Guarda che ciò che il tuo cuore desidera, esiste, davvero».

Michelangelo – La creazione dell’uomo

ADOLESCENTI E GIOVANI: L’ISOLAMENTO GENERA DEPRESSIONE E ATTACCHI DI PANICO

A cura di Lucia Laudi

I bambini, gli adolescenti e i giovani stanno attraversando un periodo di sconvolgimento non solo sociale, ma soprattutto psicologico.

I bambini in questo lungo periodo di isolamento o semi isolamento si vedono preclusa la possibilità di giocare, di socializzare, di godere della libertà di esprimere la loro spontaneità e soprattutto fanno fatica a capire il senso di tutto questo, di doversi difendere da un nemico invisibile. 

Gli adolescenti e i giovani dai 20 anni ai 30, oltre a vedersi precluso il gioco, la spontaneità e le relazioni, devono fare i conti anche con il loro sviluppo sessuale e quindi con la necessità di instaurare delle relazioni amorose, di sperimentarsi per comprendere la propria identità, che non è solo sessuale, ma anche psicologica e sociale.

In questa fase di crescita delicata e importante, essi imparano a conoscere il proprio e altrui corpo, a gestire le pulsioni e le emozioni, a individuare il loro orientamento di genere, a conoscere e a rispettare le diversità fisiche e psichiche.

Gli adolescenti e i giovani hanno un grande entusiasmo di diventare grandi, di sperimentarsi nel mondo adulto e sono in quella fase di vita in cui si è pieni di progetti e di voglia di fare esperienze, che il mondo adulto con la sua negligenza e incuria gli sta precludendo.

Questo periodo di pandemia, che reprime la loro fisicità, annulla i loro progetti, le prospettive lavorative e le relazioni sociali, sta soffocando il loro entusiasmo e la grande energia che li pervade, con il grande rischio che questa esploda diventando aggressività, o imploda manifestandosi con la depressione o gli attacchi di panico. 

I nostri ragazzi hanno un bisogno terribile di essere sostenuti in questo periodo in cui la loro vitalità non può esprimersi in modo adeguato per costruire la propria personalità, quindi noi adulti abbiamo il dovere di porre grande attenzione ai loro segnali di disagio, facendoci sentire vicini comprendendoli e condividendo con loro. 

Se troviamo delle difficoltà a gestire tutto questo è importante farci sostenere da uno psicoterapeuta, magari invitando anche il proprio figlio/a a consultarlo

 al fine di capire come gestire la propria tempesta di pulsioni, emozioni, di progetti di vita e la frustrazione di non poterle esprimere e realizzare.

Intervista a Lucia Laudi

In gennaio 2020 Radio Veronica One ha realizzato una intervista alla dott Lucia Laudi.

INTERVISTA ALLA DOT. SSA LUCIA LAUDI PSICOTERAPEUTA

BURRASCA TRA GENITORI E FIGLI 

In questa intervista parlo della difficoltà dei genitori a svolgere una relazione con i figli adolescenti, che a noi adulti sembrano così distanti e diversi, in realtà, se ci pensiamo bene, rispecchiano noi stessi alla loro età.

I ragazzi, sia gli adolescenti sia i giovani tra i venti e i venticinque anni, hanno un forte bisogno/desiderio di diventare grandi e di affermarsi nel mondo come persone con delle proprie idee che vogliono far diventare realtà.

Nell’intervista voglio far riflettere i genitori, che riconoscere di avere delle difficoltà nella relazione e di avere dei disagi non è un male, anzi queste difficoltà permettono l’elaborazione delle incomprensioni create anche dalla distanza generazionale e quindi trovare delle strade nuove e più efficaci per giungere a una comunicazione più assertiva.

È importante accettare che a volte non si riesce da soli a vedere queste nuove vie e il supporto di uno psicoterapeuta può aiutare tutti gli attori della relazione a trovare un equilibrio tra loro.

L’aiuto di uno psicologo/psicoterapeuta permette ai soggetti di imparare a usare le transazioni e le regole della comunicazione nel modo adeguato, fino ad arrivare alla negoziazione tra le parti.

https://sites.google.com/site/archiviolaudi/home/video

IO PSICOTERAPEUTA E L’ESPERIENZA SALESIANA

a cura di Rossana Centis

Per molti anni ho collaborato con il centro salesiano di psicoterapia del Rebaudengo,  condividendo  ideali e valori.  L’anima della pedagogia salesiana è la “carità pastorale”: gli educatori sono invitati ad agire con amore, cordialità e affetto nei confronto dei ragazzi a loro affidati. Bisogna far comprendere ai giovani di essere amati, poiché chi sa di essere amato ama a sua volta. 

 Lo “stile“ salesiano ricalca ciò che dovrebbe avvenire nella famiglia,   ciò che avviene nella famiglia quando  è sana. Ognuno di noi ha bisogno, per potenziare le proprie potenzialità  e sviluppare le risorse personali per affrontare il mondo,  di sperimentare di essere amato, visto, sostenuto nei momenti difficili, di crisi.  Io devo “esserci” per l’altro, ed esserci  in maniera gratuita,  ho bisogno  di essere amato in modo “incondizionato”, di essere  riconosciuto degno di amore solo perché esisto, senza dover “guadagnare” il diritto di stare al mondo.  Don Bosco aveva  compreso quanto  le relazioni  vissute con amore fossero  indispensabili  soprattutto ai giovani che incontrava quotidianamente, e su questo imperniò il suo “sistema educativo”.

Lavorare come psicoterapeuta   significa per me    inserirmi nella “circolazione amorosa” nelle relazioni, aiutare le persone  che portano la sofferenza di rapporti inadeguate  a guarire ferite  profonde e antiche, che   molto spesso affondano nell’infanzia.  Significa  aiutare i figli  a trovare il loro percorso di crescita che li porterà ad essere adulti  sereni, quando le famiglie   si trovano sotto   il torchio di   spinte deterioranti o  distruttive.   Vivo il mio impegno come un servizio allo sviluppo  di  personalità   mature,  che sappiano  porre i mattoni  per la costruzione di case solide ed accoglienti. 

COSA SIGNIFICA VINCERE L’ATTACCO DI PANICO

A cura della dott.ssa Lucia Laudi

La paura, come ogni altra emozione, ha una funzione ben precisa, quella di avvisarci dell’esistenza di un pericolo, ma a volte questo non corrisponde ad un pericolo reale come cadere in un burrone.

Nella società c’è un pericolo concreto, che incute una paura molto forte fino a diventare attacco di panico, la paura di non essere accettato dagli altri, quegli altri che per noi sono importanti e fondamentali per la nostra sopravvivenza psichica, perché la nostra personalità non corrisponde ai canoni comuni.

Vincere il panico vuol dire cambiare un atteggiamento mentale, rimescolare le carte della nostra vita, modificare il personaggio che ci siamo costruiti fin da piccoli e non farci ingabbiare dalle consuetudini e dai codici di un sociale che non ci corrisponde più e che ci impedisce di esprimere la nostra natura.

L’attacco di panico è una delle forze sotterranee del nostro inconscio che ci spinge in modo travolgente nella realtà, spazzando via i nostri castelli di sabbia, che abbiamo sempre difeso con tutte le nostre forze, pensando che fossero le nostre fondamenta. Il panico non deve essere considerato un nemico da combattere, ma è semplicemente una  manifestazione della nostra parte più vitale e sana, che ci avverte di prenderci cura di noi stessi e del bisogno di vivere un’esistenza in armonia con la natura profonda che appartiene ad ognuno di noi.

Quando ci troviamo di fronte alle nostre paure interiori o reali è fondamentale guardarle in “faccia”, pensare alle situazioni che abbiamo affrontato nella nostra vita e che troveremo un modo per superarle e risolverle, ma soprattutto è importante lasciare spazio alla nostra essenza psichica perché è quella che ci aiuta a superare le avversità. Non possiamo pensare di avere una vita senza paura così come non potrà essere senza dolore, ma c’è anche gioia, serenità e soddisfazione, dobbiamo imparare a vederle e a viverle.

Attrezzando in modo adeguato  la nostra psiche e la nostra mente potremo affrontare burroni assai profondi, gestendo la paura che ci invade quando siamo sospesi in aria, ma alla fine del percorso proveremo una soddisfazione immensa e saremo orgogliosi di noi stessi.

L’Analisi Transazionale e la Psicoterapia Integrativa permettono all’individuo di scoprire la sua natura e di trovare nuovi modi di esprimerla, tenendo conto della società in cui vive.

La psicoterapia fa trovare il CORAGGIO DI VIVERE, insegna ad ascoltare l’attacco di panico, quale bisogno o/e disagio sta comunicando e a mettere in atto nuovi atteggiamenti ed esso se ne andrà da solo.

PSICOTERAPIA DELL’ADULTO E PSICOTERAPIA INFANTILE

a cura di Rossana Centis

Quando inizia una relazione terapeutica con un adulto, si crea un situazione che ha delle particolarità. I due soggetti instaurano un rapporto di collaborazione professionale, caratterizzato dall’ aiuto che il terapeuta da al cliente per risolvere alcune problematiche personali utilizzando le sue competenze; non si crea un rapporto di amicizia, non si crea un rapporto di dipendenza, non si creano legami affettivi (anche se un lavoro indispensabile viene fatto sulle emozioni) anche se tutta la attenzione e le energie sono in rtealtà rivolte, dedicate, allo sviluppo di adulti “integrati” in grado di affrontare efficacemente le sfide della vita con autonomia e serenità.

A volte si rende necessario ri-considerate delle tappe evolutive antiche: le continue interruzioni di contatto iniziate nell’infanzia e protratte nel tempo, per anni, sono all’origine del “trauma cumulativo” ben descritto dal modello della Psicoterapia Integrativa,che nell’età adulta esita poi in copioni limitanti, depressione, incapacità di gioia e di creatività.

Quando il cliente è un piccolo cliente, realmente giovane, bambino, si possono cogliere in atto le situazioni traumatizzanti e le distorsioni della crescita che sono all’origine del malessere dell’adulto ed operare gli opportuni interventi per prevenire, possibilmente, la strutturazione di un futuro disagio. La funzione del terapeuta diventa così, anche “genitoriale”: offre al bambino la possibilità di sperimentarsi accolto, valorizzato, amato, rispettato, significativo per sé e per gli altri.

Elaboro questa tematica nell’articolo:

CURARE GLI ADULTIE CURARE I BAMBINI: DUE DIVERSI SCENARI

https://rossanacentispsicoterapeuta.wordpress.com/2020/12/21/curare-gli-adulti-e-curare-i-bambini-due-diversi-scenari/


LA TRANQUILLITA’ DELLA PSICOTERAPIA

Sovente le persone hanno paura che la psicoterapia scopra le parti più recondite e negative della propria psiche, temono il giudizio del terapeuta e di contattare le emozioni spiacevoli come: il dolore, la paura, la tristezza e la vergogna che suscitano i sensi di colpa. In realtà la psicoterapia mette il risalto anche le bellezze della persona e i suoi punti di forza, che permettono all’individuo di liberarsi dai tentacoli del “ polpo” e dalle “piante carnivore” che lo imprigionano.

La psicoterapia è come un torrente che con il fluire delle sue acque infonde tranquillità e rilassa dallo stress interiore e dallo stress di lavoro.

Se osserviamo un torrente vediamo che a tratti forme delle lame di acqua calma, quasi ferma e subito dopo delle grandi e piccole cascate, ma il suo croscio è rilassante perché è in armonia con i suoi momenti calmi e burrascosi.

La psicoterapia è come il torrente, aiuta la persona a raggiungere l’equilibrio tra i momenti di serenità e i momenti di turbolenza che appartengono alla vita di tutti noi.

Lucia

LA DIFFICOLTÀ DELL’ELBORAZIONE DEL LUTTO IN TEMPO DI COVID 19

A cura della Dott.ssa Lucia Laudi 

Quando muore un nostro caro, famigliare o amico, non solo si chiude un capitolo della nostra vita, ma viene a mancare un punto di riferimento molto importante. 

In questo periodo di COVID 19, periodo che sta diventando lungo, troppo lungo, il lutto diventa ancora più difficile da elaborare, perché molte persone non possono ho non hanno potuto assistere ed accompagnare il proprio caro lungo il suo ultimo cammino.

Colui che ha perso, o perde un proprio caro in questi mesi del 2020, oltre a dover elaborare il lutto deve anche elaborare il “non aver potuto accompagnare” la persona amata nel passaggio dalla vita alla morte, di conseguenza lui stesso non ha fatto “la chiusura” di un capitolo fondamentale della sua stessa vita.

La psicoterapia o un sostegno psicologico aiuta l’individuo a dire “addio” in modo da elaborare l’incredulità, la paura, la rabbia e la depressione, fino a giungere alla accettazione, sia che la persona non c’è più, sia di non aver potuto starle vicino.

Lo psicoterapeuta accoglie il dolore, la rabbia, la frustrazione e il senso di colpa del soggetto senza giudizio e paura e si apre ad una condivisione del dolore e della confusione, dell’incredulità e del diniego.

Lo psicoterapeuta accompagna la persona nell’elaborazione del suo lutto reso ancora più dilaniante dalla solitudine e dall’isolamento creato dal COVID 19.

È fondamentale intraprendere questo cammino che sarà doloroso, ma porterà ad una meritata serenità.