Libertà

di R. Centis

E’ molto comune la tentazione di rievocare i tempi passato come migliori rispetto all’attuale, più vivibili e più umani. Non è una visione sia realistica: ogni tempo ha portato in sé grandi valori e grandi contraddizioni, la possibilità di grandi evoluzioni e gravi prevaricazioni. Chiudersi in una posizione nostalgica non costruisce nulla, ma ha delle conseguenze rilevanti: ci preclude una visione creativa e libera di fronte alle cose che accadono.

Il punto focale è la possibilità di poter scegliere chi vogliamo essere, perché abbiamo il libero arbitrio. Certamente le contingenze che determinano il nostro esistere sono degli eventi “dati”, fuori del nostro controllo. Ma la nostra libertà dipende da come ci poniamo nelle condizioni in cui ci troviamo, a come scegliamo di “stare”, nella nostra condizione. Se siamo convinti della intrinseca positività del reale, se non siamo spaventati, timorosi, bloccati, arrabbiati, perché le condizioni non sono quelle che desidereremmo, possiamo cogliere degli aspetti non immediatamente evidenti che aprono a nuove prospettive, o muoverci per realizzare dei cambiamenti nella direzione che desideriamo, scoprendo magari delle ricadute impreviste della nostra condizione.

  Abbiamo grandi esempi di personalità che pur trovandosi in avverse condizioni di partenza, hanno saputo essere creatori di se stessi vivendo con pienezza e gioia, diventando testimoni di realizzazione personale, non condizionati dalla quantità di ricchezza accumulata, ma vivendo il presente, amandolo come occasione per costruire rapporti e relazioni che rilanciano la vita.

Nick Vujicic, l’uomo nato senza arti

Il circo della farfalla: https://www.youtube.com/watch?v=zWHUKd-GORM

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CRESCERE CON I PROPRI FIGLI

 R. Centis

 Non è facile fare il genitore.  Il genitore ha bisogno di essere dotato di una grande  consapevolezza personale, di sé e della  realtà  in cui si trova immerso, che spesso è complessa e   ha molte articolazioni   e implicazioni a volte imprevedibili.  Ha bisogno di  essere fornito di una grande flessibilità, per potersi adattare   alla variabilità della realtà, ha bisogno  di realismo, di capacità di osservazione,  ha bisogno lui stesso di sostegno, e, perché no? Di avere anche degli strumenti adeguati per affrontare le difficoltà che eventualmente incontra  nelle relazioni: delle competenze in campo psicologico gli tornano sicuramente utili.

Ad ogni genitore è richiesto di  passare da una fase iniziale di  accudimento delle creature che   ha messo al mondo e che gli sono affidate,  ad una capacità  di  relazione con i figli che rimangono figli ma sono  anche diventate persone adulte quando  sono cresciuti: questo processo   è uno sviluppo in  varie fasi con caratteristiche  diverse e specifiche. In qualche modo, man mano che i figli  attraversano le varie fasi  di crescita,  il genitore entra inconsciamente in risonanza  con  il proprio vissuto alla stessa età del figlio, e se sono rimasti dei “sospesi”,  delle esperienze non risolte, queste possono costituire delle difficoltà.

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AFORISMA – GLI ANNI DELLE RADICI

Il timido di oggi è il bimbo che schernivamo ieri. L’aguzzino di oggi è il bimbo che picchiavamo ieri.
L’impostore di oggi è il bimbo che non credevamo ieri.
Il contestatore di oggi è il bimbo che opprimevamo ieri.
L’innamorato di oggi è il bimbo che carezzavamo ieri.
Il non complessato di oggi è il bimbo che incoraggiavamo ieri. L’espansivo di oggi è il bimbo che non trascuravamo ieri. Il saggio di oggi è il bimbo che ammaestravamo ieri. L’indulgente di oggi è il bimbo che perdonavamo ieri.
L’uomo che respira amore e bellezza è il bimbo che viveva nella gioia anche ieri.

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Desiderio

Rossana Centis

Fa paura il desiderio. Perciò è molto camuffato, coperto, temuto.

Così è per i giovani, ma è così anche per gli adulti. Si vaga nel buio, ci si butta su mille distrazioni per non pensare (droga, sesso, TV, sport …); ci pare di vivere sempre più dentro un mondo cattivo.

 I giovani esplodono di vita ma vengono martellati dalla società che dice loro che il mondo è cattivo, che il male è soverchiante, insegna che bisogna che si adattino alle regole sociali imposte, che non c’è spazio per il loro essere individuo particolare, per il loro desiderio.

 Invece no! Il bene è più grande di qualsiasi grande male, ma non ci aiutiamo a vederlo. Poiché il nostro mondo è disturbato, pensiamo – i giovani, ma in primis noi stessi – di non essere amati, attesi e voluti. Nessuno dice più che esiste Qualcuno che ci ha creato, Qualcuno di veramente grande che ha sempre atteso e amato la mia venuta, scommette su di me anche quando tutto sembra andare male. Abbiamo perso il coraggio di gridare forte che esiste questo amore.

 La mia esperienza mi racconta che ogni persona venuta al mondo è una grande promessa; è una realtà vivace, che chiama a una avventura insieme… senza questa scoperta rimaniamo come persi, annaspiamo nel buio di non sapere chi siamo, cosa ci facciamo in questo mondo dai connotati a volte così incongruenti. Quello che ci manca è la consapevolezza, la percezione di un disegno che dia senso, coerenza, significato alle nostre energie e al nostro agire.

Il giovane, da che mondo è mondo, è l’onnipotente per eccellenza, coglie tutto il bene e l’amore che ha dentro e in base a questa forza vuole cambiare il mondo, vuole cambiare le persone, vuole cambiare l’andamento delle cose per rendere la realtà migliore. Anche quando abbraccia le armi, in fondo lo fa perché sta lottando per una giustizia, sta difendendo un suo bene, il bene.

Per questo il desiderio è sempre grande ed esplosivo.

 I ragazzi però difficilmente trovano chi li aiuti a riconoscere questo bene, ad utilizzare questa grandissima risorsa strutturale. E pensano di non essere amati pur desiderandolo tantissimo. Non vedono il bene, che comunque c’è. Io gli do il nome di Dio, un Padre che ci ha voluti fin dal primo vagito, e ci accompagna attraverso avventure e sventure, non perché non sia interessato alla nostra sofferenza, ma perché nello snocciolarsi del tempo, nell’affrontare le difficoltà e i nodi che la vita ci dà possiamo sviluppare in modi impensati  le nostre persone e la nostra libertà.

Noi e i nostri figli andiamo aiutati a scoprire, valorizzare e trovare significato al nostro  mondo interiore, cose, desideri, progetti, sogni, e  individuare, cercare il modo di  realizzarli  interfacciandosi  con la realtà e le sue implacabili leggi.

Se portiamo via il sogno, il desiderio, le intuizioni, rimane il vuoto. E non siamo più in grado di  percepirci  come la cosa più bella, grande, più desiderabile  al mondo.

Allora bisogna partire da lì, dal riscoprire questo ”io”.

Photo by Frank Cone on Pexels.com

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POSITIVISMO

a cura di Rossana Centis

Monet

 “L’atteggiamento positivista è come quello di uno che, in posizione da miope, portasse l’occhio a un centimetro da un quadro e, fissando un punto, dicesse: “che macchia!”; ed essendo il quadro grande potrebbe percorrerlo tutto centimetro per centimetro, esclamando a ogni mossa: “che macchia!”. Il quadro apparirebbe un’insieme senza senso di macchie diverse. Ma se arretrasse di tre metri vedrebbe il dipinto nella sua unità, nella prospettiva esauriente.  (da L. Giussani: “Il senso religioso”, BUR, Milano 2023, p 172)

Quanto importante è uno sguardo d’insieme sulla realtà! Capace di com–prendere, integrare vari aspetti dell‘esistenza.

Se ci fermiamo su un particolare, su una prospettiva, su un vissuto e li assolutizziamo, rischiamo grosso, rischiamo di perdere il senso delle nostre esperienze, trascurando parti di noi che vengono sacrificate, schiacciate, non trovano spazio adeguato, anche se, forse, sono tratti molto importanti della nostra personalità.

Tutti i fattori in gioco vanno tenuti presente – sentimenti, emozioni, pensieri, circostanze specifiche, dimensione spirituale, relazione – e ricomposti in un mosaico capace di descriverci.

Certo, in noi ci sono anche parti in conflitto. Ma è buona cosa conoscere le lotte del nostro cuore: i conflitti non si risolvono sacrificando uno dei poli in opposizione, ma trovando soluzioni più adeguate al nostro sviluppo.

Aspetti diversi, magari esigenze opposte, sono una ricchezza di cui possiamo riappropriarci.

Citazione

L’INCONSCIO È IL NOSTRO FONDALE MARINO

Dott.ssa Lucia Laudi

Il nostro inconscio è come il fondale marino, nasconde tante insidie, bisogna stare molto accorti , ma riserva meraviglie inaspettate e sa rigenerarsi nonostante i colpi mancini che fende il mondo esterno. Noi pensiamo di essere solo quello che vediamo , i nostri comportamenti, le parole che diciamo, ma siamo molto di più. In natura ogni più piccolo elemento ed essere vivente è funzionale all’ecosistema, anche le rocce hanno la loro importanza e funzione, così anche ogni più piccola parte della nostra psiche e del nostro corpo hanno la loro funzione. Quando osservo foto con fondali marini resto meravigliata da come ogni cosa che è stata, resta impressa in un qualche modo e tutto ciò che era diventa utile alla vita di oggi. Anche i relitti di navi, aerei e sottomarini diventano utili per la vita marina.

Photo by Tom Fisk on Pexels.com

Quando un aero precipita e impatta col mare o una nave affonda succede la catastrofe, ci sono molte vittime e ciò che rimane è il dolore straziante di chi resta e in fondo al mare restano dei relitti che al momento del disastro hanno causato morte anche tra la natura marina; in quel preciso istante è distruzione, ma piano piano la natura si appropria di quegli enormi corpi estranei e li fa diventare tane per le creature marine e luoghi di vita ricoperti da alghe, coralli e anemoni. La vita ritorna, diversa ma ritorna.

Ecco, il nostro inconscio è uguale, nasconde tanti dolori e tristezze, ma anche gioia, felicità e voglia di vivere, si sa difendere e trova strategie a volte disfunzionali, altre volte individua delle ottime vie d’uscita.

Quando stiamo percorrendo momenti molto difficili e siamo convinti che non ce la faremo mai e il mondo ci crolla addosso, perché i pilastri, che pensavamo essere di cemento armato e indistruttibili, improvvisamente,  a causa di qualcuno o di qualche evento che rompe l’equilibrio che durava da anni, crollano come un castello di sabbia raggiunto dall’onda del mare; ecco che quello che oggi ci sembra terribile e angoscioso, può diventare plancton per il nostro domani.

Il nostro inconscio è come la natura, quando riceve dei traumi dopo un tempo più o meno lungo incomincia  a mettersi in moto, elabora le emozioni spiacevoli come la tristezza, i dolore e l’angoscia che diventano pensieri e poi azioni e comportamenti nuovi e positivi generando una persona diversa.

Foto di Stefano Gobbo Istruttore sub

L’inconscio lavora in sordina, per tanto tempo, sembra, essere distrutto dal relitto che gli è piombato addosso, togliendogli ogni energia ed eliminando ogni parvenza di vita, ma poco a poco avviene come nei relitti marini. Qualche pesce si avvicina, lo esplora e poi decide di fare la propria tana, procrea e lo popola e poi arrivano altre specie marine che lo seguono. Certo il relitto rimane, non può sparire, ma non è più morte e distruzione è vita nuova e alle volte anche più bella e più florida di prima.

Impariamo ad ascoltarlo, ha molto da dirci e sa suggerirci le soluzioni alle nostre angosce e sa farci trovare la strada per gioire nuovamente della vita.

L’inconscio usa un linguaggio che non ci è chiaro, di immagini e simboli per sviare la coscienza e la società che ci circonda, ascolta i bisogni e le emozioni senza darci un ordine e un senso e spesso resta legato al passato credendo che ciò che valeva ieri vale anche oggi, ma la coscienza ha il potere di dagli un ordine attraverso la ragione e la sua capacità elaborativa.

IMPARIAMO AD ASCOLTARLO, A CAPIRLO E A DARCI UN SENSO

A volte questo percorso non è facile da percorrere, per cui bisogna rivolgersi a qualcuno che ci indichi la strada.

Mi piace rifarmi alla filosofia di Berne, fondatore dell’Analisi Transazionale, che si basa su questi concetti: ognuno è OK (degno di essere amato per quello che è), ognuno è in grado di pensare, di decidere e costruire il proprio destino e di cambiare le proprie decisioni nel corso della vita.

Photo by Christian Vergara on Pexels.com

IL TEMPO 2

Il tempo ci sembra oggi una obiezione anziché una strada per conoscere.

Il presente è il modo che ci è dato per essere, per esistere, il modo che ci è dato per comprendere, cambiare e crescere.

Ci vuole tempo perché il bruco diventi farfalla. Ma il bruco anche se è brutto è necessario.

Perché facciamo così fatica ad imparare a vivere?

Se non impariamo é perché non stiamo nel tempo, non lo usiamo come una risorsa.

SELF MADE MAN

Dott.ssa R. Centis

 L’uomo che si fa da sé. 

L’uomo che ha smarrito le sue radici e non poggia su una base sicura.

Nel nostro tempo, nella nostra società siamo malati di solitudine: con sempre maggiore difficoltà accettiamo e utilizziamo ciò che le generazioni che ci hanno preceduto hanno faticosamente maturato ed imparato. Siamo senza padre.

Bombardati da un eccesso di informazioni e di stimoli, ci manca una guida che insegni come metabolizzare tutto ciò.

Ci portiamo sulle spalle la pesante responsabilità di inventare il nostro percorso personale di crescita e di presenza nel mondo.

La mentalità del “self made man”,  l’atteggiamento interiore che fa consistere il proprio valore nella capacità di “performance”, è una mentalità che tende a insinuarsi nel rapporto che abbiamo con tutto: nel lavoro, nella famiglia, nella vita morale ecc. Una delle conseguenze é la paura di fallire. Se infatti io consisto di ciò che riesco a fare, è normale che io viva in uno stato di permanente ansia di riuscire a mantenere alto il livello, ansia di prestazione, che in negativo vuol dire: paura di non riuscire.

Ma se vogliamo, possiamo cercare e trovare dei luoghi, delle amicizie, dei maestri, dei mentori che si affianchino alla nostra vita, e ci aiutino ad affrontare la durezza del reale, perché l’uomo è strutturalmente relazionale, non può vivere ed esistere se non in rapporto con “altri” significativi,  da cui si senta visto, riconosciuto, valorizzato e accompagnato.

STRESS

Dott.ssa Lucia Laudi

COS’È LO STRESS?

Lo stress è paragonabile alla febbre, la quale non è la malattia ma è un sintomo, ossia è la reazione del nostro sistema immunitario (anticorpi) ad un agente esterno (virus e batteri). Allo stesso modo lo stress è una reazione di adattamento ad uno squilibro prolungato nel tempo che si è presentato all’interno dell’individuo o nel suo ambiente.

L’insorgere dello stress dipende molto dal modo in cui noi vediamo gli avvenimenti, quindi lo stress non è negativo, perché indica che c’è uno squilibrio nella psiche del soggetto e che deve essere fatto qualcosa per ristabilire l’equilibrio e qui interviene la resilienza, che è la capacità dell’uomo di adattarsi e di far fronte in modo positivo ai cambiamenti anche repentini dell’ambiente o dello stato fisico dell’individuo stesso.

 Ognuno di noi può avere una maggiore o minore resilienza e quindi una capacità individuale di adattarsi. Il vantaggio della resilienza è che non è un fattore congenito, ma può essere potenziata soprattutto quando si è motivati a farlo da circostanze particolari.

Come riscoprire le nostre risorse per superare lo stress

L’essere umano ha molte risorse per difendersi da attacchi, sia da parte di agenti ambientali (virus, batteri), sia da quelli sociali e psicologici.

L’uomo è costituito da quattro elementi: corpo, emozioni, intelletto e spirito che sono delle grandi armi di difesa. Bene: usiamole! Ma per far ciò dobbiamo conoscerle, quindi conoscerci nel profondo.

Questo è un buon momento per riflettere in modo capillare e far sì che delle esperienze negative e molto spiacevoli come una pandemia o la crisi determinata da una guerra che obbliga le persone a delle ristrettezze drastiche, come essere chiusi in casa senza poter vedere le persone che si amano e con cui fino al giorno prima si avevano delle relazioni di intimità, diventino delle esperienze positive per la crescita individuale e sociale.

 La capacità del soggetto di trasformare esperienze e vissuti spiacevoli e anche traumatici in momenti che permettono di elaborare, riflettere e prendere delle decisioni di cambiamento sia comportamentale, sia psichico è determinante per superare lo stress.

Come un uccello si abitua a vivere in città.