COSA SIGNIFICA VINCERE L’ATTACCO DI PANICO

A cura della dott.ssa Lucia Laudi

La paura, come ogni altra emozione, ha una funzione ben precisa, quella di avvisarci dell’esistenza di un pericolo, ma a volte questo non corrisponde ad un pericolo reale come cadere in un burrone.

Nella società c’è un pericolo concreto, che incute una paura molto forte fino a diventare attacco di panico, la paura di non essere accettato dagli altri, quegli altri che per noi sono importanti e fondamentali per la nostra sopravvivenza psichica, perché la nostra personalità non corrisponde ai canoni comuni.

Vincere il panico vuol dire cambiare un atteggiamento mentale, rimescolare le carte della nostra vita, modificare il personaggio che ci siamo costruiti fin da piccoli e non farci ingabbiare dalle consuetudini e dai codici di un sociale che non ci corrisponde più e che ci impedisce di esprimere la nostra natura.

L’attacco di panico è una delle forze sotterranee del nostro inconscio che ci spinge in modo travolgente nella realtà, spazzando via i nostri castelli di sabbia, che abbiamo sempre difeso con tutte le nostre forze, pensando che fossero le nostre fondamenta. Il panico non deve essere considerato un nemico da combattere, ma è semplicemente una  manifestazione della nostra parte più vitale e sana, che ci avverte di prenderci cura di noi stessi e del bisogno di vivere un’esistenza in armonia con la natura profonda che appartiene ad ognuno di noi.

Quando ci troviamo di fronte alle nostre paure interiori o reali è fondamentale guardarle in “faccia”, pensare alle situazioni che abbiamo affrontato nella nostra vita e che troveremo un modo per superarle e risolverle, ma soprattutto è importante lasciare spazio alla nostra essenza psichica perché è quella che ci aiuta a superare le avversità. Non possiamo pensare di avere una vita senza paura così come non potrà essere senza dolore, ma c’è anche gioia, serenità e soddisfazione, dobbiamo imparare a vederle e a viverle.

Attrezzando in modo adeguato  la nostra psiche e la nostra mente potremo affrontare burroni assai profondi, gestendo la paura che ci invade quando siamo sospesi in aria, ma alla fine del percorso proveremo una soddisfazione immensa e saremo orgogliosi di noi stessi.

L’Analisi Transazionale e la Psicoterapia Integrativa permettono all’individuo di scoprire la sua natura e di trovare nuovi modi di esprimerla, tenendo conto della società in cui vive.

La psicoterapia fa trovare il CORAGGIO DI VIVERE, insegna ad ascoltare l’attacco di panico, quale bisogno o/e disagio sta comunicando e a mettere in atto nuovi atteggiamenti ed esso se ne andrà da solo.

PSICOTERAPIA DELL’ADULTO E PSICOTERAPIA INFANTILE

a cura di Rossana Centis

Quando inizia una relazione terapeutica con un adulto, si crea un situazione che ha delle particolarità. I due soggetti instaurano un rapporto di collaborazione professionale, caratterizzato dall’ aiuto che il terapeuta da al cliente per risolvere alcune problematiche personali utilizzando le sue competenze; non si crea un rapporto di amicizia, non si crea un rapporto di dipendenza, non si creano legami affettivi (anche se un lavoro indispensabile viene fatto sulle emozioni) anche se tutta la attenzione e le energie sono in rtealtà rivolte, dedicate, allo sviluppo di adulti “integrati” in grado di affrontare efficacemente le sfide della vita con autonomia e serenità.

A volte si rende necessario ri-considerate delle tappe evolutive antiche: le continue interruzioni di contatto iniziate nell’infanzia e protratte nel tempo, per anni, sono all’origine del “trauma cumulativo” ben descritto dal modello della Psicoterapia Integrativa,che nell’età adulta esita poi in copioni limitanti, depressione, incapacità di gioia e di creatività.

Quando il cliente è un piccolo cliente, realmente giovane, bambino, si possono cogliere in atto le situazioni traumatizzanti e le distorsioni della crescita che sono all’origine del malessere dell’adulto ed operare gli opportuni interventi per prevenire, possibilmente, la strutturazione di un futuro disagio. La funzione del terapeuta diventa così, anche “genitoriale”: offre al bambino la possibilità di sperimentarsi accolto, valorizzato, amato, rispettato, significativo per sé e per gli altri.

Elaboro questa tematica nell’articolo:

CURARE GLI ADULTIE CURARE I BAMBINI: DUE DIVERSI SCENARI

https://rossanacentispsicoterapeuta.wordpress.com/2020/12/21/curare-gli-adulti-e-curare-i-bambini-due-diversi-scenari/


LA TRANQUILLITA’ DELLA PSICOTERAPIA

Sovente le persone hanno paura che la psicoterapia scopra le parti più recondite e negative della propria psiche, temono il giudizio del terapeuta e di contattare le emozioni spiacevoli come: il dolore, la paura, la tristezza e la vergogna che suscitano i sensi di colpa. In realtà la psicoterapia mette il risalto anche le bellezze della persona e i suoi punti di forza, che permettono all’individuo di liberarsi dai tentacoli del “ polpo” e dalle “piante carnivore” che lo imprigionano.

La psicoterapia è come un torrente che con il fluire delle sue acque infonde tranquillità e rilassa dallo stress interiore e dallo stress di lavoro.

Se osserviamo un torrente vediamo che a tratti forme delle lame di acqua calma, quasi ferma e subito dopo delle grandi e piccole cascate, ma il suo croscio è rilassante perché è in armonia con i suoi momenti calmi e burrascosi.

La psicoterapia è come il torrente, aiuta la persona a raggiungere l’equilibrio tra i momenti di serenità e i momenti di turbolenza che appartengono alla vita di tutti noi.

Lucia

LA DIFFICOLTÀ DELL’ELBORAZIONE DEL LUTTO IN TEMPO DI COVID 19

A cura della Dott.ssa Lucia Laudi 

Quando muore un nostro caro, famigliare o amico, non solo si chiude un capitolo della nostra vita, ma viene a mancare un punto di riferimento molto importante. 

In questo periodo di COVID 19, periodo che sta diventando lungo, troppo lungo, il lutto diventa ancora più difficile da elaborare, perché molte persone non possono ho non hanno potuto assistere ed accompagnare il proprio caro lungo il suo ultimo cammino.

Colui che ha perso, o perde un proprio caro in questi mesi del 2020, oltre a dover elaborare il lutto deve anche elaborare il “non aver potuto accompagnare” la persona amata nel passaggio dalla vita alla morte, di conseguenza lui stesso non ha fatto “la chiusura” di un capitolo fondamentale della sua stessa vita.

La psicoterapia o un sostegno psicologico aiuta l’individuo a dire “addio” in modo da elaborare l’incredulità, la paura, la rabbia e la depressione, fino a giungere alla accettazione, sia che la persona non c’è più, sia di non aver potuto starle vicino.

Lo psicoterapeuta accoglie il dolore, la rabbia, la frustrazione e il senso di colpa del soggetto senza giudizio e paura e si apre ad una condivisione del dolore e della confusione, dell’incredulità e del diniego.

Lo psicoterapeuta accompagna la persona nell’elaborazione del suo lutto reso ancora più dilaniante dalla solitudine e dall’isolamento creato dal COVID 19.

È fondamentale intraprendere questo cammino che sarà doloroso, ma porterà ad una meritata serenità.

COMPORTAMENTI DEI BAMBINI

L’esperienza di essere genitore o educatore o insegnante pone necessariamente a contatto con comportamenti infantili di difficile gestione, che una volta venivano trattati con metodi punitivi, che recavano in sé violenza e svalutazione, ma oggi sono inaccettabili data la mole di conoscenze che abbiamo acquisito sullo sviluppo umano.

La modulazione del comportamento infantile può essere efficacemente migliorata attraverso informazioni corrette, sviluppo di un adeguato aspetto relazionale, consapevolezza dei propri limiti e delle proprie difficoltà personali. Metodologie adeguate permettono di interpretare situazioni problematiche e di offrire opzioni alle famiglie ed gli insegnanti facendo sperimentare alle persone coinvolte vissuti positivi.

Offro la mia consulenza per aiutare le famiglie a migliorare il proprio stile relazionale tra genitori e figli, sia attraverso un supporto individule alle famiglie, sia attraverso una condivisione di gruppo, in cui l’incontro con l’esperienza di altri diventa supporto e ricchezza

Rossana

ESSERE GENITORI

a cura di Rossana Centis

Essere genitore è un compito affascinante.

A volte possono sorgere dubbi e difficoltà quando la propria storia personale interferisce con l’autostima di sé e quando veniamo in contatto con i nostri stessi bisogni che chiedono risposta.

I genitori devono prestare attenzione ai propri bisogni per poter avere le energie e la disponibilità necessarie per prendersi cura dei propri figli.

Educare i bambini implica insegnare loro ad usare il proprio pensiero, le proprie emozioni e il proprio comportamento in modo che siano responsabili di se stessi, e sappiano risolvere i problemi che di volta in volta si troveranno ad affrontare.

Questa è la proposta di un “gruppo di lavoro”  che acquisisca delle conoscenze teoriche, ma  anche che sviluppi  la capacità di confrontarsi, sostenersi  e crescere insieme  sulle difficoltà incontrate nella propria esperienza personale.

Chi desidera partecipare a questa opportunità e condividere la propria esperienza, può contattarci lasciando il suo recapito o telefonando al n 3914512015 o inviando una e-mail a: psicoterapia.to.nord@gmail.com

A causa delle restrizioni sociali a causa della pandemia da COVID 19 gli incontri avverranno in videocollegamento, con con le modalità che verranno comunicate personalmente.

GRUPPI DI CRESCITA PERSONALE

a cura di Rossana Centis

E. Berne ha affermato: “ le persone si ammalano attraverso le relazioni interpersonali ed attraverso di esse possono guarire” . La psicoterapia ha il fine di aiutare la persona a diventare consapevole di aspetti del proprio modo di percepire se stessa e la realtà circostante e del modo di instaurare relazioni con gli altri; attraverso tale consapevolezza si possono quindi attivare delle opzioni diverse di comportamento e prendere decisioni di cambiamento.

La relazione di gruppo di gruppo è una modalità particolare, privilegiata, per effettuare questo lavoro: utilizza infatti un ambiente interpersonale che per sua natura è ricco di stimoli e di sostegno. L’attività del gruppo ha la finalità di aiutare ciascuno a lavorare su di sé scoprendo nella relazione con gli altri degli aspetti che gli appartengono.

Per permettere l’esperienza della relazione guaritiva del gruppo proponiamo dei percorsi di sviluppo personale focalizzati su tematiche specifiche, che utilizzano anche strumenti psicoterapeutici

LA SCOPERTA DI ME

Il focus di questo percorso è approfondire la conoscenza di sé  e migliorare le proprie relazioni con gli altri. Mediante la condivisione di esperienze personali, integrata dalla presentazione di concetti teorici che permettano una rilettura delle situazioni, si possono elaborare aspetti particolari della propria esperienza di vita, per poter comprendere le dinamiche sottostanti, e l’individuazione di possibili  soluzioni o alternative.

ALLA RICERCA DELL’ANIMA – DONNA –

Sorella, amica, compagna, moglie, figlia, madre … donna è complessità, è tenerezza, è emozioni, è desiderio, è strada, è nido, è custodia … compagnia, intuizione, anima.

E il suo posto nel mondo?

Questo è un viaggio alla scoperta della metà dell’universo, in una danza appassionata ed avvincente

ESSERE GENITORI

Essere genitore è un compito affascinante.

A volte possono sorgere dubbi e difficoltà quando la propria storia personale interferisce con l’autostima di sé e quando veniamo in contatto con i nostri stessi bisogni che chiedono risposta.

I genitori devono prestare attenzione ai propri bisogni per poter avere le energie e la disponibilità necessarie per prendersi cura dei propri figli.

Educare i bambini implica insegnare loro ad usare il proprio pensiero, le proprie emozioni e il proprio comportamento in modo che siano responsabili di se stessi, e sappiano risolvere i problemi che di volta in volta si troveranno ad affrontare.

LA RELAZIONE DI ACCOMPAGNAMENTO E DI CURA

Questo gruppo di lavoro si propone di acquisire e condividere strumenti e competenze utili per chi si trova in relazioni di aiuto di vario genere (come medico, infermiere, educatore, insegnante, trainer, counselor… amico) ampliando conoscenze teoriche e modelli teorici di riferimento, migliorando la gestione delle emozioni e l’affronto di situazioni problematiche e sviluppando consapevolezze relazionali personali

UNA GUIDA UTILE PER UNA BUONA RELAZIONE

a cura di Lucia Laudi

E’ iniziato un nuovo anno scolastico e lavorativo che ha subito evidenziato una serie di criticità. 

Come sappiamo tutti quest’anno è stato pieno di imprevisti che hanno scosso le nostre vite su tutti i fronti: salute, lavoro, affetti e anche la nostra psiche ha avuto degli scossoni non indifferenti.

L’Analisi Transazionale e la Psicoterapia Integrativa sono delle psicoterapie rivolte ad aiutare a ricomporre la nostra psiche che in questo periodo può aver ceduto o anche solo essersi incrinata sotto il peso sia dello stress personale, sia dello stress lavorativo e aiutano a trovare nuove vie d’uscita alle difficoltà quotidiane.

L’Associazione Internazionale di Analisi Transazionale fornisce questa definizione: “L’Analisi Transazionale è una teoria della personalità è una psicoterapia sistematica ai fini della crescita e del cambiamento della persona”.

Sia l’Analisi Transazionale, sia la Psicoterapia Integrativa in realtà sono molto di più, sono: 

  1. Teorie della personalità, forniscono un quadro di come siamo strutturati e di come funzioniamo psicologicamente.
  2. Teorie della comunicazione: aiutano a trovare nuovi modi di relazionare in modo più efficace ed assertivo, che rendono la vita più gioiosa e serena.
  3. Teorie dello sviluppo infantile: spiegano come molte delle difficoltà e di malesseri di adulti abbiano un’origine nell’infanzia

Anche quest’anno Psicoterapeuti a Torino Nord, proseguendo  la fruttuosa esperienza degli anni scorsi, sta organizzando dei gruppi di consapevolezza. I progetti sono ancora in fase di definizione  soprattutto per quanto riguarda luogo e numero partecipanti,  per le varie disposizioni anti COVID 19 del decreto legge in vigore.

Le persone interessate possono inviare una comunicazione specificando   i propri dati anagrafici e il motivo  dell’interesse:  potranno essere così  ricevere tempestivamente le informazioni relative

BISOGNO DI RICONOSCIMENTO -2

a cura di Rossana Centis

Secondo C. Steiner quando un bambino vive in un ambiente dove non c’è libero scambio di riconoscimenti positivi, pur di essere riconosciuto e stimolato, assume atteggiamenti provocatori o pericolosi, o lamentosi, o mantiene comportamenti non adeguati alla sua età. In Analisi Transazionale è noto il concetto: meglio carezze negative che nessuna carezza. Nulla è peggio dell’essere ignorati o non visti. Meglio attirare l’attenzione e ottenere carezze negative, che in certi casi possono arrivare fine alle botte, a lesioni fisiche, che non avere nessun riconoscimento della propria esistenza. Che l’altro, soprattutto se è una figura di riferimento, o “la” figura di riferimento, dia dei segnali di relazione è di fondamentale importanza per la sopravvivenza personale.

Quindi quando un bambino realizza comportamenti inadeguati, piange, si lamenta, si arrabbia in modo incongruo alla situazione, “fa i capricci”, probabilmente sta esprimendo il suo disagio, una richiesta di aiuto, un bisogno importante …

Se come risposta al comportamento inadeguato arriva una sgridata, un giudizio, un divieto, il bambino riceverà delle carezze, ma carezze negative e ciò non farà che alimentare i comportamenti per riceverle. Inoltre le attribuzioni negative (sei un pasticcione, non fare il cattivo, ti arrabbi per niente, ecc) rinforzano in negativo il concetto che il bambino sta formandosi di sé, e contribuiranno a creare una bassa autostima e incapacità di attivare le proprie risorse personali. Il modo corretto per rispondere alla esplicitazione, magari in modo inadeguato, di un bisogno, è di riconoscere e valorizzare la richiesta, offrendo in alcuni casi un aspetto consolatorio, comprensivo, dando la possibilità di esprimere i propri sentimenti e i propri desideri, e sottolineare le possibilità di cambiamento, dando sostegno anche nel caso che non si possa rispondere positivamente alla richiesta.

BISOGNO DI RICONOSCIMENTO -1

a cura di Rossana Centis

Erick Berne ha posto alla base della teoria da lui sviluppata il concetto che un bisogno fondamentale dell’essere umano è il bisogno di riconoscimento, che si esprime come “fame di carezze”. Il termine “carezza” è la traduzione dell’inglese “stroke” che ha il significato di “qualsiasi atto che implichi il riconoscimento della presenza dell’altro”. Non si identifica pertanto, o non solo, con il contatto fisico, ma comprende in sé una vasta gamma di modalità con cui io mi faccio presente all’altro e l’altro si fa presente a me.

Il bisogno di riconoscimento, di essere “visti” dall’ altro con cui entro in contatto è un elemento ampiamente valorizzato da tutti i modelli descrittivi della psiche umana: è ormai un riferimento teorico condiviso il concetto che l’essere umano ha una struttura relazionale. Se la relazione interpersonale non è adeguata fin dai primi tempi dopo la nascita, si creano dei danni tanto più gravi quanto più è inadeguata la relazione parentale.

Quando il bambino è molto piccolo la relazione si esprime prevalentemente attraverso l’accudimento fisico, ma successivamente assume ovviamente sempre più importanza una relazione articolata in vari aspetti. Un bambino che non viene toccato non si sviluppa normalmente, la deprivazione del contatto fisico può impedire lo sviluppo come una carenza alimentare. Famosi sono gli studi di Renè Spitz, psicoanalista austriaco del secolo scorso, che individuò il ruolo formativo della madre tramite l’osservazione diretta dell’interazione madre-bambino, realizzando una serie di filmati negli orfanatrofi; descrisse i comportamenti di bambini che vengono separati dalla persona che si prendeva cura di loro. Tali comportamenti erano:

  • Primo mese: lamentele e richiami;
  • Secondo mese: pianto e perdita di peso;
  • Terzo mese: rifiuto del contatto fisico, insonnia, ritardo nello sviluppo motorio, assenza di mimica, perdita continua di peso;
  • Dopo il terzo mese: cessazione del pianto, stato letargico.

Queste manifestazioni possono regredire solo quando il bambino ritrova la madre o trova qualcuno che voglia prendersi cura di lui. Spesso però traumi di questo tipo non si risolvono del tutto, anzi qualora non dovesse essere superato possono permanere un aumento del tasso di mortalità e ritardi di sviluppo.

Questi studi sono correlabili agli studi di Bowlby e coll. Che svilupparono le teorie dell’attaccamento.

Un video da lui realizzato e visualizzabile su Internet, è: “Why mothers should stay home” (https://youtu.be/VP9TEME2-sE ):