a cura di Rossana Centis

Secondo C. Steiner quando un bambino vive in un ambiente dove non c’è libero scambio di riconoscimenti positivi, pur di essere riconosciuto e stimolato, assume atteggiamenti provocatori o pericolosi, o lamentosi, o mantiene comportamenti non adeguati alla sua età. In Analisi Transazionale è noto il concetto: meglio carezze negative che nessuna carezza. Nulla è peggio dell’essere ignorati o non visti. Meglio attirare l’attenzione e ottenere carezze negative, che in certi casi possono arrivare fine alle botte, a lesioni fisiche, che non avere nessun riconoscimento della propria esistenza. Che l’altro, soprattutto se è una figura di riferimento, o “la” figura di riferimento, dia dei segnali di relazione è di fondamentale importanza per la sopravvivenza personale.
Quindi quando un bambino realizza comportamenti inadeguati, piange, si lamenta, si arrabbia in modo incongruo alla situazione, “fa i capricci”, probabilmente sta esprimendo il suo disagio, una richiesta di aiuto, un bisogno importante …
Se come risposta al comportamento inadeguato arriva una sgridata, un giudizio, un divieto, il bambino riceverà delle carezze, ma carezze negative e ciò non farà che alimentare i comportamenti per riceverle. Inoltre le attribuzioni negative (sei un pasticcione, non fare il cattivo, ti arrabbi per niente, ecc) rinforzano in negativo il concetto che il bambino sta formandosi di sé, e contribuiranno a creare una bassa autostima e incapacità di attivare le proprie risorse personali. Il modo corretto per rispondere alla esplicitazione, magari in modo inadeguato, di un bisogno, è di riconoscere e valorizzare la richiesta, offrendo in alcuni casi un aspetto consolatorio, comprensivo, dando la possibilità di esprimere i propri sentimenti e i propri desideri, e sottolineare le possibilità di cambiamento, dando sostegno anche nel caso che non si possa rispondere positivamente alla richiesta.
