Ogni scelta è un sacrificio delle altre possibilità, è una definizione che preclude le altre vie, riduce le occasioni, ma contemporaneamente contribuisce a delineare il nostro volto, chi siamo. Spesso il vissuto personale è quello di subire progressive restrizioni che limitano la nostra libertà. Poi si aggiungono anche inevitabili fallimenti, e la nostra autostima vacilla …
Ma utilizzare il paradigma “riuscita/fallimento” non aiuta a trovare la propria identità. Possiamo cambiare prospettiva e considerare le esperienze della vita come occasioni formative, occasioni sia gioiose sia dolorose utili per scoprire delle parti di sé personali. Il fine di ogni esperienza è aumentare la consapevolezza di chi sono io, come sono, quale percorso sto facendo, dove voglio arrivare, cosa desidero e come fino ad ora mi sono mosso per raggiungere le mie mete, cosa è mi è utile per seguire la mia direzione e cosa no.
prima di ogni anno nuovo spesso facciamo un bilancio di quello appena trascorso. È evidente che il nostro mondo resta segnato da conflitti che rivelano la nostra persistente difficoltà a trascendere le divisioni, siano esse relazionali, familiari, politiche, economiche o sociali. Paradossalmente, nell’era digitale in cui siamo più connessi che mai, la distanza tra le persone sembra approfondirsi ulteriormente. Di fronte alle incertezze, tendiamo a rifugiarci nelle nostre convinzioni, innalzando barriere invisibili intorno a noi. Questa Torre d’Avorio, in cui ci trinceriamo, ci spinge a vedere nell’altro, in chi è diverso, una potenziale minaccia. La nostra mente, naturalmente incline alla semplificazione, ci fa scivolare in una visione del mondo in bianco e nero dove noi saremmo detentori della verità, e l’altro necessariamente nell’errore.
Questo atteggiamento nasce dal nostro attaccamento ai pregiudizi e ai vecchi schemi di pensiero che generano paura del cambiamento e ansietà verso il futuro. Ci spingono a ripiegarci su noi stessi, alimentando la solitudine e il risentimento, in un ciclo che si autoalimenta e che rischia di allontanarci sempre più gli uni dagli altri.
Sono reazioni istintive che portano a una progressiva frammentazione della società, un prezzo che l’umanità non può più permettersi di pagare. Le sfide globali che il nostro pianeta affronta richiedono una cooperazione senza precedenti.
Come ci insegna Rumi, il grande maestro Sufi del XIII secolo, “oltre le idee di giusto e sbagliato c’è un campo: là ci incontreremo”. È in questo spazio oltre le separazioni che possiamo accogliere l’altro nella sua interezza, al di là delle nostre differenze. È qui che possiamo riscoprire la ricchezza che nasce dall’incontro autentico, dalla curiosità sincera per ciò che è diverso da noi.
Il mondo dell’innovazione ci dimostra ogni giorno che l’incontro tra culture è il motore potente della creatività. Aprirsi al dialogo non significa rinunciare alle nostre radici, ma piuttosto arricchirle, trasformando la nostra eredità in terreno fertile per nuove possibilità. Le soluzioni più innovative emergono da questa simbiosi tra tradizione e modernità.
La storia ci mostra che è spesso quando le divisioni raggiungono il loro apice che si avvia un movimento di ritorno verso l’unità, come il flusso di ritorno di un’onda dopo il suo impatto sulla riva. Questo fenomeno naturale si osserva attraverso le epoche, dove le grandi crisi hanno generato straordinarie rinascite.
Impegniamoci dunque ad accelerare questo movimento di ritorno, costruendo ponti che ci uniscano al di là delle nostre differenze. Mai come oggi abbiamo bisogno di unire le nostre forze, di lavorare insieme per il bene comune.
Che il 2025 sia l’anno in cui le nostre differenze si trasformino in opportunità di crescita collettiva. È unendo le nostre energie e armonizzando le nostre visioni del mondo che potremo plasmare un futuro all’altezza delle nostre aspirazioni, incarnando pienamente il potenziale della nostra umanità.
I nostri più affettuosi auguri per un 2025 in cui ci sia sempre più spazio nella cura di noi stessi e dell’altro. Che sia un anno di profonda unione e di luce nei cuori, dove la bellezza delle nostre anime possa risplendere liberamente.
Bernard e Angy
ooooooooooooooo
Note
Nato a Montpellier, in Francia, Bernard Rouch è un ricercatore spirituale, formatore internazionale e scrittore
Ha conseguito due lauree, in ingegneria e fisica all’Istituto Nazionale di Scienze Applicate di Tolosa e in microelettronica alla Facoltà di Scienze Elettroniche di Tolosa, specializzandosi poi con un master in telecomunicazioni alla Scuola Nazionale Superiore di Telecomunicazioni di Parigi.
Ha lavorato per il sistema interbancario Francese fino al 2000 (gestiva il sistema informatico), ma poi ha deciso di dedicarsi completamente alla ricerca spirituale, alla cura dell’anima e del corpo energetico dedicandosi all’insegnamento.
Conferenziere e formatore internazionale, tiene seminari di crescita personale (morte, nascita, perdono, compito di vita, Karma, talenti, ferite emozionali ecc.) e corsi di formazione in lettura dell’Aura, terapie egizio essene e Trattamenti Energetici Corpo Anima dell’Essere, in Francia, Spagna, Italia e Canada.
Alle volte il nostro animo è un turbinio di sofferenze, insoddisfazioni ed emozioni dolorose, poi basta lo spettacolo della natura, che anche la città ci può offrire, che ci sembra di fa toccare il cielo con un dito.
Alcuni giorni fa è giunto alla mia attenzione un brano tratto dal libro di Ester del Vecchio Testamento. Non ricordavo bene il contenuto del libro, così l’ho ripreso.
In sintesi, la storia di Ester si svolge in Persia al tempo della deportazione, ed è la storia di una fanciulla ebrea orfana e adottata da Mardocheo, funzionario alla corte del re, che divenne regina alla corte del gran re Assuero.
Il re aveva già una moglie, la regina Vasti, che però cadde in disgrazia per aver disobbedito ad un ordine regale, in quanto, convocata dal re in persona, rifiutò di comparire alla sua presenza; il re decise così di sostituirla con una nuova regina. Ad Ester, essendo bella, toccò in sorte di essere scelta dal re Assuero e divenne regina. Sia Mardocheo che Ester erano timorati di Dio, ed erano con Lui in relazione personale e vitale.
Avvenne che per volontà di un ministro del re, Aman, fu emanato un decreto di sterminio di tutto il popolo dei Giudei. Ma la regina Ester poté intercedere per il suo popolo e scongiurare l’evento; Mardocheo inoltre, si era guadagnato il favore del re e la sua gratitudine avendo sventato un “intrigo di palazzo”: aveva infatti scoperto i preparativi per un attentato alla sua vita e lo aveva avvertito; divenne così ministro del re al posto di colui che aveva predisposto lo sterminio del suo popolo. I Giudei furono riabilitati e venne decretato il diritto dei Giudei ad eseguire la vendetta nei confronti di coloro che si fossero dimostrati ostili ne loro confronti.
Subito mi ha colpito la descrizione delle condizioni sociali di quel popolo: immediato il paragone con il nostro modo attuale di considerare gli eventi. Gli aspetti più eclatanti per me sono stati: la condizione della donna, trattata brutalmente e, con normalità quasi ovvia, come puro oggetto di possesso, senza alcuna consapevolezza della pari dignità tra uomo e donna, e la dirompente violenza nei conflitti tra i popoli. Con il beneplacito della legge venivano programmati stermini di intere popolazioni, pulizie etniche, stragi di bambini. Generazioni rase al suolo. E questo era considerato doveroso da parte di entrambi i lati del conflitto: se un popolo veniva prevaricato ma riusciva a sopravvivere e a ribaltare le sorti, si comportava comunque nello stesso modo nei confronti degli sconfitti.
La condizione della donna (considerando che si tratta di regine!) – la punizione di Vasti:
(Est: 1, 10 – 22)
Paolo Veronese Incoronazione di Ester1556 – Chiesa di San Sebastiano – Venezia
Il settimo giorno, il re che aveva il cuore allegro per il vino, ordinò a Meumàn, a Bizzetà, a Carbonà, a Bigtà, ad Abagtà, a Zetàr e a Carcàs, i sette eunuchi che servivano alla presenza del re Assuero, che conducessero davanti a lui la regina Vasti con la corona reale, per mostrare al popolo e ai capi la sua bellezza; essa infatti era di aspetto avvenente. Ma la regina Vasti rifiutò di venire, contro l’ordine che il re aveva dato per mezzo degli eunuchi; il re ne fu assai irritato e la collera si accese dentro di lui. Allora il re interrogò i sapienti, conoscitori dei tempi. – Poiché gli affari del re si trattavano così, alla presenza di quanti conoscevano la legge e il diritto, e i più vicini a lui erano Carsenà, Setàr, Admàta, Tarsìs, Mères, Marsenà e Memucàn, sette capi della Persia e della Media che erano suoi consiglieri e sedevano ai primi posti nel regno. – Domandò dunque: “Secondo la legge, che cosa si deve fare alla regina Vasti che non ha eseguito l’ordine datole dal re Assuero per mezzo degli eunuchi?”. Memucàn rispose alla presenza del re e dei principi: “La regina Vasti ha mancato non solo verso il re, ma anche verso tutti i capi e tutti i popoli che sono nelle province del re Assuero. Perché quello che la regina ha fatto si saprà da tutte le donne e le indurrà a disprezzare i propri mariti; esse diranno: Il re Assuero aveva ordinato che si conducesse alla sua presenza la regina Vasti ed essa non vi è andata. Da ora innanzi le principesse di Persia e di Media che sapranno il fatto della regina ne parleranno a tutti i principi del re e ne verranno insolenze e irritazioni all’eccesso. Se così sembra bene al re, venga da lui emanato un editto reale da scriversi fra le leggi di Persia e di Media, sicché diventi irrevocabile, per il quale Vasti non potrà più comparire alla presenza del re Assuero e il re conferisca la dignità di regina ad un’altra migliore di lei. Quando l’editto emanato dal re sarà conosciuto nell’intero suo regno per quanto è vasto, tutte le donne renderanno onore ai loro mariti dal più grande al più piccolo”.
E l’esperienza di Ester:
(Est 4,10-16) Ester ordinò ad Atàch di riferire a Mardocheo: “Tutti i ministri del re e il popolo delle sue province sanno che se qualcuno, uomo o donna, entra dal re nell’atrio interno, senza essere stato chiamato, in forza di una legge uguale per tutti, deve essere messo a morte, a meno che il re non stenda verso di lui il suo scettro d’oro, nel qual caso avrà salva la vita. Quanto a me, sono già trenta giorni che non sono stata chiamata per andare dal re”. Le parole di Ester furono riferite a Mardocheo e Mardocheo fece dare questa risposta a Ester: “Non pensare di salvare solo te stessa fra tutti i Giudei, per il fatto che ti trovi nella reggia. Perché se tu in questo momento taci, aiuto e liberazione sorgeranno per i Giudei da un altro luogo; ma tu perirai insieme con la casa di tuo padre. Chi sa che tu non sia stata elevata a regina proprio in previsione d’una circostanza come questa?”. Allora Ester fece rispondere a Mardocheo: “Và, raduna tutti i Giudei che si trovano a Susa: digiunate per me, state senza mangiare e senza bere per tre giorni, notte e giorno; anch’io con le ancelle digiunerò nello stesso modo; dopo entrerò dal re, sebbene ciò sia contro la legge e, se dovrò perire, perirò!”.
E per quanto riguarda i conflitti tra i popoli, il decreto del re:
(Est 3, 13b – 13g)
“Il grande re Assuero ai governatori delle centoventisette province dall’India all’Etiopia e ai capidistretto loro subordinati scrive quanto segue: Essendo io alla testa di molte nazioni e avendo l’impero di tutto il mondo, non esaltato dall’orgoglio del potere, ma governando sempre con moderazione e con dolcezza, ho deciso di rendere sempre indisturbata la vita dei sudditi, di assicurare un regno tranquillo e sicuro fino alle frontiere e di far rifiorire la pace sospirata da tutti gli uomini. Avendo io chiesto ai miei consiglieri come tutto questo possa essere attuato, Amàn, distinto presso di noi per prudenza, segnalato per inalterata devozione e sicura fedeltà ed elevato alla seconda dignità del regno, ci ha avvertiti che in mezzo a tutte le stirpi che vi sono nel mondo si è mescolato un popolo ostile, diverso nelle sue leggi da ogni altra nazione, che trascura sempre i decreti del re, così da impedire l’assetto dell’impero da noi irreprensibilmente diretto. Considerando dunque che questa nazione è l’unica ad essere in continuo contrasto con ogni essere umano, differenziandosi per uno strano tenore di leggi, e che, malintenzionata contro i nostri interessi, compie le peggiori malvagità e riesce di ostacolo alla stabilità del regno, abbiamo ordinato che le persone a voi segnalate nei rapporti scritti da Amàn, incaricato dei nostri interessi e per noi un secondo padre, tutte, con le mogli e i figli, siano radicalmente sterminate per mezzo della spada dei loro avversari, senz’alcuna pietà né perdono, il quattordici del decimosecondo mese, cioè Adàr; perché questi nostri oppositori di ieri e di oggi, precipitando violentemente negli inferi in un sol giorno, ci assicurino per l’avvenire un governo completamente stabile e indisturbato”. Una copia dell’editto, che doveva essere promulgato in ogni provincia, fu resa nota a tutti i popoli, perché si tenessero pronti per quel giorno.
E il “decreto di riabilitazione de Giudei”:
(Est 8,12a- 17) Il decimosecondo mese, cioè il mese di Adàr, il tredici del mese, quando l’ordine del re e il suo decreto dovevano essere eseguiti, il giorno in cui i nemici dei Giudei speravano di averli in loro potere, avvenne invece tutto il contrario; poiché i Giudei ebbero in mano i loro nemici. I Giudei si radunarono nelle loro città, in tutte le province del re Assuero, per aggredire quelli che cercavano di fare loro del male; nessuno potè resistere loro, perché il timore dei Giudei era piombato su tutti i popoli. Tutti i capi delle province, i satrapi, i governatori e quelli che curavano gli affari del re diedero man forte ai Giudei, perché il timore di Mardocheo si era impadronito di essi. Perché Mardocheo era grande nella reggia e per tutte le province si diffondeva la fama di quest’uomo; Mardocheo cresceva sempre in potere. I Giudei dunque colpirono tutti i nemici, passandoli a fil di spada, uccidendoli e sterminandoli; fecero dei nemici quello che vollero. Nella cittadella di Susa i Giudei uccisero e sterminarono cinquecento uomini e misero a morte Parsandàta, Dalfòn, Aspàta,Poràta, Adalià, Aridàta, Parmàsta, Arisài, Aridài e Vaizàta, i dieci figli di Amàn figlio di Hammedàta, il nemico dei Giudei, ma non si diedero al saccheggio. (…)I Giudei che erano a Susa si radunarono ancora il quattordici del mese di Adàr e uccisero a Susa trecento uomini; ma non si diedero al saccheggio. Anche gli altri Giudei che erano nelle province del re si radunarono, difesero la loro vita e si misero al sicuro dagli attacchi dei nemici; uccisero settantacinquemila di quelli che li odiavano, ma non si diedero al saccheggio. Questo avvenne il tredici del mese di Adàr; il quattordici si riposarono e ne fecero un giorno di banchetto e di gioia.
Inevitabilmente sorge un confronto con ciò che stiamo vivendo noi oggi: evidentemente l’istinto guerrafondaio ci possiede, le occasioni di eventi bellici sono purtroppo ancora molte… a volte le atrocità commesse non sono molto diverse da quelle testimoniate negli antichi libri; le recenti vicende afghane e medio – orientali, il conflitto russo-Ucraino… sembra davvero che l’umanità non sappia prescindere dalla conflittualità armata e distruttiva, che non sappia apprezzare il valore delle vite. Nonostante questo però germogli di consapevolezza nuova stanno spuntando. Ma abbiamo comunque a che fare con un cuore umano che contiene radici di male e di violenza, da cui nascono viluppi di rovi che soffocano autodeterminazione e libertà, e impediscono una naturale e armonica relazione con la natura e con il Creatore. Aborriamo e ci scandalizziamo delle violenze, aggressioni belliche, ci prodighiamo per le pari opportunità per le donne, ci indigniamo per l’abuso sui minori, evento questo che è ancora diffuso in alcuni modelli culturali. E’ già un abisso rispetto al passato. Di fronte alle prevaricazioni sorgono movimenti di protesta, manifestazioni nelle le piazze del vecchio e del nuovo mondo …
Siamo in realtà portatori di semi di male che comunque ci segnano, in qualche modo ci determinano ma ci costringono anche a fare delle scelte: da che parte voglio stare? In quale direzione dirigere i miei atti? Dove applicare le mie energie? Quale mondo sto contribuendo a costruire?
È impressionante il percorso dai tempi antichi quando non era persa la relazione con Dio Creatore ma la concezione dell’umano rimaneva comunque brutale, ai nostri tempi in cui si è sviluppata – anche se ancora limitatamente -la coscienza che la violenza non va bene, abbruttisce l’uomo, lo relega al di sotto degli animali (che sono aggressivi per sopravvivere ma non sono in sé “cattivi”; non hanno consapevolezza di voler essere un danno per gli altri, per prevalere sul proprio pari).
Ma da dove nasce questa evoluzione? Qual è il percorso compiuto? A noi sembra che la violenza testimoniata nel libro di Ester e in altri testi del Vecchio Testamento sia intollerabile: in certe culture antiche vigeva la normale abitudine di fare i sacrifici umani, in varie forme, per lo più in pratiche rituali giustificate da credenze religiose. Il processo di emancipazione da tali pratiche è stato molto lento. Già la storia del popolo ebraico ci testimonia comunque questo inizio. Ad Abramo viene chiesto di rinunciare al sacrificio del figlio alla divinità; Dio si presenta come un Dio-persona che evoca il valore del l’uomo-persona e insegna piano piano una nuova dimensione umana. A Mosè Dio si presenta in una relazione personale e si definisce: “Io sono” (Es 3,13-15;)[1]
San Vitale, Ravenna, int., presbiterio, – mosaici di sx – ospitalità di Abramo e sacrificio di Isacco
Il profeta Ezechiele (Ez 36,25-27)[2] insegna che Dio sostituisce il cuore di pietra con un cuore di carne e questo è un innesto assolutamente nuovo per l’umanità.
L’esplosione di un modo nuovo di concepire la vita si ha però con Gesù Cristo, un ribaltamento assoluto. Non a caso Gesù Cristo è posto al centro del cosmo e della storia. Lentamente nel tempo la sua rivoluzione ha permeato il nostro modo di pensare, attraverso i secoli ha agito come lievito e ci porta verso la realizzazione piena dell’umano in una dimensione amorosa, se vogliamo lasciarci guidare da Lui.
Siamo proprio sicuri che sia una cosa furba rinunciare alle nostre radici cristiane, come è avvenuto nel processo di costituzione dell’Europa, dissociarci culturalmente da questa fonte di bene e affidarci a criteri totalmente determinati dall’umana visione delle cose?
[1] Es 3,13-15; Mosè disse a Dio: “Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?” Dio disse a Mosè: “Io sono colui che sono!”. Poi disse: “Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi”. Dio aggiunse a Mosè: “Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.
[2] Ez 36,25-27 Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi.
Questo è un messaggio di SPERANZA. Sono molto colpita dal crescendo di notizie di giovani e giovanissimi che soccombono perché compiono o subiscono atti autodistruttivi. Giovani generazioni allo sbaraglio, senza argini di riferimento, evidentemente senza sufficienti punti di appoggio per percepire il senso della loro vita. E i genitori alla disperazione. Ma la disperazione aleggiava nell’aria già prima del disfacimento dei figli.
Cosa ci sta succedendo?
Non lasciamoci appendere al collo una macina che ci trascina al fondo del fiume. Questa è la vera morte da Covid. Alziamo gli occhi e guardiamo alla vita.
I nostri figli ha bisogno di guardare in alto per trovare le energie vitali per affrontare i loro giorni. Loro ci osservano e noi possiamo insegnare a loro come rispondere alle sfide della vita.
In questo siamo un popolo esperto, siamo abili nelle ricostruzioni, le nostre famiglie hanno storicamente superato dei gravi frangenti sociali nei secoli scorsi, e possiamo re-incamminarci, abbiamo le energie etiche e di fantasia per camminare attraverso emergenze, disastri, perdite, ostacoli.
Ognuno di noi ha nel suo DNA le risorse per costruire e ricostruire contrastando le forze distruttive. CREDIAMOCI.
Bisogna ripartire da ciò che abbiamo tra le mani: la scintilla vitale. Reimpariamo a capire quali sono le cose essenziali e condividerle (questo lo possiamo fare anche con mascherine, distanziamento sociale e sanificazioni di mani ed ambienti). Guardiamoci negli occhi e guardiamo negli occhi i nostri figli, che hanno bisogno di comprendere attraverso di noi cosa può essere lasciato andare e cosa va trattenuto a tutti i costi perché ha valore, devono imparare a scegliere.
L’importante è che non ci lasciamo vincere dalla paura. Paure della malattia, paura della morte, paure della solitudine…anche la morte è un valore: prima o poi dovremo pure anche noi affrontare questo collo di bottiglia, e dobbiamo sapere come affrontarla.
Possiamo sfruttare questa enorme crisi mondiale per trovarci rinati e vincenti. Raccogliamo la sfida!
Personalmente sono disponibile a creare luoghi di accompagnamento, ascolto, confronto, aiuto, sia dal vivo sia sul web. Contattatemi! Cresceremo insieme!
Questo anno gravato dai pesanti segni che la pandemia da coronavirus ci ha lasciato, ha costretto ognuno ad affrontare i provocanti dati di realtà ed elaborare un vissuto personale caratterizzato da disagio e sofferenza. Non è facile integrare in modo armonico i vari aspetti conflittuali emersi. Un messaggio di speranza: ogni occasione che la vita ci offre, anche quella che sembra incidere in modo pesantemente negativo, contiene delle possibilità positive, contiene i germi di una nuova visione della realtà, contiene in sé la sfida ad un percorso evolutivo che ci renderà diversi, più maturi e più gioiosi.
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