a cura di Lucia Laudi
Spinoza diceva che viviamo in un’epoca in cui dominano le “passioni tristi”, dove il riferimento non è il pianto o la tristezza, queste emozioni sono energia, ma regna l’impotenza, la disgregazione e la mancanza di senso. Questo stato di nichilismo in questi ultimi due anni si è accentuato in modo esponenziale tra i giovani. L’identità acquista la sua forma dalla preadolescenza (dai 10 ai 13 anni) fino alla fine dell’adolescenza (dai 14 ai 19/20 anni).
Dai 16 ai 30 anni il giovane si crea il futuro, progetta ed è pieno di energia, di voglia di realizzare i suoi sogni, ma il mondo adulto lo sta buttando nel baratro della passività e dell’indifferenza, togliendogli la voglia di sognare la sua vita. L’identità si forma grazie al passaggio naturale dalla libido narcisista che investe sull’amore di sé, alla libido oggettuale che investe sugli altri e sul mondo. Se manca questo passaggio il ragazzo diventa egocentrico spinto da motivazioni utilitaristiche, che lo rendono vuoto, privo di energia, portandolo alla depressione, che sta dilagando tra i giovani. A volte, quando guardo i loro occhi, vedo la loro rassegnazione, come se non vedessero il futuro, non vedono oltre al qui e ora.

L’identità si costruisce con il riconoscimento dell’altro, io riconosco te e tu me; se non c’è questo non ci sei tu, ma non ci sono nemmeno io. Gli adulti hanno il dovere di aiutare i giovani a costruire la propria identità, insegnandogli ed educandoli al dialogo, alla relazione e a dire NOI e non solo IO; è con il NOI che si cresce e si raggiungono gli obiettivi, con il solo IO si arriva al nichilismo, all’aridità, ai soldi e al potere, di conseguenza al vuoto interiore, alla depressione, agli attacchi di panico e ogni errore diventa un fallimento e quindi il dramma della propria vita.
L’errore non viene vissuto come un momento positivo, che fa crescere e migliorare, ma la nostra società lo vede come qualcosa da evitare. La nostra società segue la Spinta “Sii prefetto” se vuoi essere accettato. Questa Spinta genitoriale, a mio avviso, è la più difficile da seguire, perché si può fare sempre di meglio, nessuno può garantire che la decisione presa sia quella giusta. Decidere vuol dire basarsi su passato e sul presente per fare qualcosa nel futuro e il futuro, come tale, non è certezza; quindi è fondamentale saper accettare l’incertezza.
Il nostro impego è quello di aiutare i giovani ad uscire dal nichilismo della società attuale.