Questo è il paradosso dell’amore fra l’uomo e la donna: due infiniti si incontrano con due limiti; due bisogni infiniti di essere amati si incontrano con due fragili e limitate capacità di amare. E solo nell’orizzonte di un amore più grande non si consumano nella pretesa e non si rassegnano, ma camminano insieme verso una pienezza della quale l’altro è segno.
Eric Berne, il fondatore dell’Analisi Transazionale, definisce il copione di vita
“Un piano di vita che si basa su una decisione presa durante l’infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata da avvenimenti successivi che culmina in una scelta decisiva”.
Intorno ai tre quattro anni di vita il bambino costruisce una copione, basandosi su messaggi che riceve prima dalle figure genitoriali (madre, padre, nonni, insegnanti, ecc.) e poi confermante dal mondo esterno e su immaginazioni e conclusioni a cui giunge, spesso generalizzando. Verso i sette anni lo completa e nell’adolescenza lo rivede, aggiungendo particolari, modificando l’immagine di sé, dell’altro e del mondo, ma restando sempre attaccato alle prime decisioni e conclusioni copionali che diventano sempre più distruttive.
Ognuno di noi su queste convinzioni e sui messaggi genitoriali che ci dicono cosa fare e non fare, come pensare ed agire, prendiamo delle decisioni su come relazionare con il mondo sociale.
Il piano di vita che formiamo è molto rigido e limitante e ci conduce a ripetere all’infinito comportamenti disfunzionali al proprio benessere e man mano che diventiamo adulti si trasforma in una trappola psicologica e a volte anche fisica, che ci trascina nel vortice della sconfitta e ci sentiamo sempre più una nullità e incapaci.
Le decisioni di copione inducono ad assumere dei modi di affrontare le gioie e i dolori della vita con atteggiamenti di chiusura o di aggressività e violenza verso il mondo, ci portano alla convinzione che non possiamo fare nulla per cambiare ciò che ci succede e che ogni nostra azione è conseguenza delle azioni altrui.
Anche quando ci sembra di “aver toccato il fondo” e di essere negli abissi più bui, compare un raggio di luce e i colori ritornano a splendere se noi sappiamo guardarci intorno.
Come dice un’analista transazionale Fanita English, il copione di vita è utile ad ognuno di noi perché ci permette di sopravvivere nel mondo e a soddisfare il bisogno innato di strutturare il tempo, lo spazio e le relazioni e, inoltre, da il grande potere all’individuo fin da piccolo di tenere insieme le speranze, credenze, fantasie ed esperienze, rendendo il mondo prevedibile e gestibile.
Il copione di vita può essere modificato, cambiando le decisioni che sono state prese in passato sostituendole con altre più funzionali sia per l’età adulta sia per la situazione presente.
Questo è il grande potere che l’individuo possiede “RIDECIDERE”, basta con l’essere convinti che non possiamo fare nulla che è la vita, le istituzioni e gli altri che ci rovinano, che agiscono contro di noi. Iniziamo a dire “Io cosa posso fare per cambiare la situazione? Come di devo porre agli altri affinché cambino idea di me?” Solo così possiamo prenderci in mano la vita.
Ognuno di noi agisce e sente non secondo la realtà del mondo esterno, ma seguendo le rappresentazioni mentali che formiamo nel corso della vita.
Alcune immagini si costruiscono secondo un modello quasi universali: la madre virtuosa e gentile, il padre severo e giusto: la gente vuole credere a queste immagini anche se non sempre corrispondono a realtà.
Quando si ama qualcuno la sua immagine si associa a sentimenti costruttivi, mentre quando si odia la si associa a sentimenti rabbiosi e distruttivi.
Nonostante si cerchi di restare aggrappati alle proprie immagini, con il tempo le persone e noi stessi cambiamo, per cui, a volte, rendiamo tali immagini romantiche per restare legati ai “bei tempi passati”.
A volte si incontrano amici dopo parecchio anni e quelle immagini di loro si scontrano con la realtà che abbiamo di fronte e si scopre che essi non sono così meravigliosi
Può capitare che le immagini stereotipate, come il partner perfetto o che sia uguale alla madre o al padre tanto amati non rappresentano la realtà che viviamo e se sono troppo rigide e non si riesce a modificarle, allora sono guai. Non si riuscirà a trovare l’anima gemella, non si avrà quel figlio o quei genitori tanto desiderati e si diventerà delusi e rabbiosi verso coloro che non rispondono ai propri costrutti, si andrà alla ricerca dell’immaginario per tutta la vita.
La donna o l’uomo di successo saranno coloro che formeranno le proprie immagini aderenti alla realtà.
Ho osservato nelle classi prime della scuola di II grado, che tendenzialmente gli allievi hanno un comportamento tranquillo e timoroso, ma dopo un periodo di circa 2 mesi, iniziano ad assumere un comportamento di ribellione e ogni loro difficoltà l’attribuiscono agli insegnanti. Tendono a prendere di mira quell’insegnante più severa, che chiede loro di studiare di più e soprattutto cercano il consenso e il sostegno dei genitori, raccontando loro parte degli eventi o dei discorsi, estrapolandoli dal contesto, in questo modo il significato si modifica dà la possibilità di attaccare il docente, dandogli tutta la responsabilità dell’insuccesso del figlio/a.
I genitori, non tutti, non accettano l’idea che i loro figli possano travisare la realtà per non prendersi la responsabilità delle proprie azioni ed evitare sgridate o piccole punizioni, ma è l’insegnante che sbaglia e deve essere subito attaccato e “darle una lezione”.
Nella mia esperienza di insegnante e psicoterapeuta, ho visto genitori e ragazzi che, immediatamente senza avere un incontro preliminare con il docente in questione, chiedevano un colloquio con il preside e appena si sedevano, rivolti al docente, facevano un sorriso sornione di soddisfazione e immediatamente attaccavano con toni aggressivi e minacciosi il docente e il suo operato, contestando anche il voto, perché loro avevano interrogato l’allievo a casa e sapeva bene. Come se tutti potessero fare gli insegnanti.
In questi anni di lavoro come insegnante e psicoterapeuta ho osservato che si attiva un gioco psicologico in cui gli attori sono i genitori, gli allievi i docenti, il preside e in alcuni casi anche il personale ATA e i ruoli ricoperti sono Persecutore, Vittima e Salvatore.
Cerco di fare una breve analisi dei meccanismi che ho osservato nel corso della mia esperienza.
Il ragazzo/a ha delle grosse difficoltà a gestire le sue emozioni affinché possa assumere il comportamento migliore e più adeguato alla situazione e i genitori o altre figure genitoriali, non lo hanno educato a riconoscerle e a gestirle in modo da trovare degli atteggiamenti consoni a superare le difficoltà.
In questo gioco psicologico i genitori vanno subito dal preside rimproverando il docente perché ha dato un’insufficienza e che non è in grado di valutare, perché a casa hanno interrogato il figlio/a e sapeva tutto, ha studiato parecchie ore e accusano il docente di assumere comportamenti gravi verso il ragazzo/, il messaggio ulteriore è “Non vali, ti faccio vedere io”. A questo punto l’insegnante si sente attaccata e può assumere ha due tipi di atteggiamento: di sottomissione o di ribellione.
I genitori spesso cadono nella “rete gettata dal figlio/a, che per paura di ricevere una sgridata con punizione della privazione del cellulare, come se fosse questione di vita o di morte, raccontano i fatti omettendo o dicendo solo delle parti dei fatti. Le posizioni esistenziali degli attori oscillano sempre tra Io non valgo e Tu si o Io valgo e Tu no. In Analisi Transazionale diciamo Io più Tu meno e Io meno e Tu più.
I genitori e gli allievi che attivano questo gioco psicologico si trovano in una posizione di IO PIU’/TU MENO assumendo un ruolo di Persecutore: “Tu insegnante non vali , non sei capace né di insegnare né di valutare, ti dico io come devi fare, tu ce l’hai con mio figlio/a, (o con me se si tratta dell’allievo). In realtà entrambi i persecutori, sovente ricoprono la posizione esistenziale psicologica IO NON VALGO E TU SI’ e dal momento che i figli non riescono a sopportare i fallimenti e le fatiche che si devono affrontare nella vita e i genitori non riescono a sopportare il dispiacere, che diventa dolore, di vedere il figlio che soffre ecco che spesso reagiscono con l’aggressività e completano il gioco “Caccia alle streghe” con quello “E’ tutta colpa tua”.
Il docente si fa agganciare nella sua debolezza di sentirsi in difetto e cade nella posizione esistenziale IO NON VALGO TU SI, non sono abbastanza capace oppure IO VALGO E TU NO, rispondendo a sua volta con la rabbia.
E’ importante che il docente attivi la sua parte Adulta sia assertivo, che faccia un’ esame di realtà ai genitori e allievi, in questo modo stoppa il gioco psicologico e, magicamente, diventano alleati dell’insegnante, il discente cambia atteggiamento e inizia una nuova relazione proficua per tutti.
Il nostro inconscio è come il fondale marino, nasconde tante insidie, bisogna stare molto accorti , ma riserva meraviglie inaspettate e sa rigenerarsi nonostante i colpi mancini che fende il mondo esterno. Noi pensiamo di essere solo quello che vediamo , i nostri comportamenti, le parole che diciamo, ma siamo molto di più. In natura ogni più piccolo elemento ed essere vivente è funzionale all’ecosistema, anche le rocce hanno la loro importanza e funzione, così anche ogni più piccola parte della nostra psiche e del nostro corpo hanno la loro funzione. Quando osservo foto con fondali marini resto meravigliata da come ogni cosa che è stata, resta impressa in un qualche modo e tutto ciò che era diventa utile alla vita di oggi. Anche i relitti di navi, aerei e sottomarini diventano utili per la vita marina.
Quando un aero precipita e impatta col mare o una nave affonda succede la catastrofe, ci sono molte vittime e ciò che rimane è il dolore straziante di chi resta e in fondo al mare restano dei relitti che al momento del disastro hanno causato morte anche tra la natura marina; in quel preciso istante è distruzione, ma piano piano la natura si appropria di quegli enormi corpi estranei e li fa diventare tane per le creature marine e luoghi di vita ricoperti da alghe, coralli e anemoni. La vita ritorna, diversa ma ritorna.
Ecco, il nostro inconscio è uguale, nasconde tanti dolori e tristezze, ma anche gioia, felicità e voglia di vivere, si sa difendere e trova strategie a volte disfunzionali, altre volte individua delle ottime vie d’uscita.
Quando stiamo percorrendo momenti molto difficili e siamo convinti che non ce la faremo mai e il mondo ci crolla addosso, perché i pilastri, che pensavamo essere di cemento armato e indistruttibili, improvvisamente, a causa di qualcuno o di qualche evento che rompe l’equilibrio che durava da anni, crollano come un castello di sabbia raggiunto dall’onda del mare; ecco che quello che oggi ci sembra terribile e angoscioso, può diventare plancton per il nostro domani.
Il nostro inconscio è come la natura, quando riceve dei traumi dopo un tempo più o meno lungo incomincia a mettersi in moto, elabora le emozioni spiacevoli come la tristezza, i dolore e l’angoscia che diventano pensieri e poi azioni e comportamenti nuovi e positivi generando una persona diversa.
Foto di Stefano Gobbo Istruttore sub
L’inconscio lavora in sordina, per tanto tempo, sembra, essere distrutto dal relitto che gli è piombato addosso, togliendogli ogni energia ed eliminando ogni parvenza di vita, ma poco a poco avviene come nei relitti marini. Qualche pesce si avvicina, lo esplora e poi decide di fare la propria tana, procrea e lo popola e poi arrivano altre specie marine che lo seguono. Certo il relitto rimane, non può sparire, ma non è più morte e distruzione è vita nuova e alle volte anche più bella e più florida di prima.
Impariamo ad ascoltarlo, ha molto da dirci e sa suggerirci le soluzioni alle nostre angosce e sa farci trovare la strada per gioire nuovamente della vita.
L’inconscio usa un linguaggio che non ci è chiaro, di immagini e simboli per sviare la coscienza e la società che ci circonda, ascolta i bisogni e le emozioni senza darci un ordine e un senso e spesso resta legato al passato credendo che ciò che valeva ieri vale anche oggi, ma la coscienza ha il potere di dagli un ordine attraverso la ragione e la sua capacità elaborativa.
IMPARIAMO AD ASCOLTARLO, A CAPIRLO E A DARCI UN SENSO
A volte questo percorso non è facile da percorrere, per cui bisogna rivolgersi a qualcuno che ci indichi la strada.
Mi piace rifarmi alla filosofia di Berne, fondatore dell’Analisi Transazionale, che si basa su questi concetti: ognuno è OK (degno di essere amato per quello che è), ognuno è in grado di pensare, di decidere e costruire il proprio destino e di cambiare le proprie decisioni nel corso della vita.
Cercando banalmente su Google, si trova: “L’intimità è un processo mediante il quale due persone si scambiano sentimenti, pensieri e azioni e sviluppano nel tempo la capacità di condividere dolori e la paura di essere feriti, nel rispetto reciproco. È un processo personale del confrontarsi con sé stessi e contemporaneamente aprirsi al proprio partner”.
L’intimità è ciò che accade tra due persone, o anche fra me e me stesso, in un silenzio comunicativo, dove non c’è bisogno di parole. Intimità essere soli insieme, sentirsi insieme in quanto accomunati dalla solitudine. Ciò accade nel rapporto tra marito e moglie o tra una coppia molto affiatata o tra due amici.
I momenti più significativi sono quelli in cui si è consapevoli della fatica che si fa per stare insieme: ci vuole coraggio per affrontare la propria insoddisfazione. Questa è l’intimità.
Solo la nostra cultura edonistica, finalizzata alla ricerca del piacere, ci dà l’illusione di una felicità a portata di mano: siamo consumatori ai quali si vendono ricette per la felicità. Ma l’uomo è dotato di uno sguardo che lo fa sempre andare oltre, e di una sana inquietudine che lo spinge a cercare il senso delle cose, e lo apre alla trascendenza.
L’edonismo è effimero, e affonda le sue radici nel nichilismo di chi lo promuove. A queste persone, questi imbonitori, non importa porre domande, non considerano la complessità del reale. Vogliono sedurre: forniscono facili risposte, non quesiti, (ma non hanno senso delle risposte a domande che non ci sono). Se vendono formule magiche cariche di “certezze” per essere felici è perché reputano che non c’è nulla per cui valga la pena di vivere, nessun ideale che meriti fatica e sacrificio; il nichilista è colui che ha deciso di non porsi domande, scomode perché implicano movimento, crescita, a volte anche sofferenza, e sceglie di perseguire il piacere momentaneo della propria esistenza. Ma così si fa male all’uomo, si distruggono il mistero e l’inquietudine e lo sviluppo delle caratteristiche della nostra umanità.
prima di ogni anno nuovo spesso facciamo un bilancio di quello appena trascorso. È evidente che il nostro mondo resta segnato da conflitti che rivelano la nostra persistente difficoltà a trascendere le divisioni, siano esse relazionali, familiari, politiche, economiche o sociali. Paradossalmente, nell’era digitale in cui siamo più connessi che mai, la distanza tra le persone sembra approfondirsi ulteriormente. Di fronte alle incertezze, tendiamo a rifugiarci nelle nostre convinzioni, innalzando barriere invisibili intorno a noi. Questa Torre d’Avorio, in cui ci trinceriamo, ci spinge a vedere nell’altro, in chi è diverso, una potenziale minaccia. La nostra mente, naturalmente incline alla semplificazione, ci fa scivolare in una visione del mondo in bianco e nero dove noi saremmo detentori della verità, e l’altro necessariamente nell’errore.
Questo atteggiamento nasce dal nostro attaccamento ai pregiudizi e ai vecchi schemi di pensiero che generano paura del cambiamento e ansietà verso il futuro. Ci spingono a ripiegarci su noi stessi, alimentando la solitudine e il risentimento, in un ciclo che si autoalimenta e che rischia di allontanarci sempre più gli uni dagli altri.
Sono reazioni istintive che portano a una progressiva frammentazione della società, un prezzo che l’umanità non può più permettersi di pagare. Le sfide globali che il nostro pianeta affronta richiedono una cooperazione senza precedenti.
Come ci insegna Rumi, il grande maestro Sufi del XIII secolo, “oltre le idee di giusto e sbagliato c’è un campo: là ci incontreremo”. È in questo spazio oltre le separazioni che possiamo accogliere l’altro nella sua interezza, al di là delle nostre differenze. È qui che possiamo riscoprire la ricchezza che nasce dall’incontro autentico, dalla curiosità sincera per ciò che è diverso da noi.
Il mondo dell’innovazione ci dimostra ogni giorno che l’incontro tra culture è il motore potente della creatività. Aprirsi al dialogo non significa rinunciare alle nostre radici, ma piuttosto arricchirle, trasformando la nostra eredità in terreno fertile per nuove possibilità. Le soluzioni più innovative emergono da questa simbiosi tra tradizione e modernità.
La storia ci mostra che è spesso quando le divisioni raggiungono il loro apice che si avvia un movimento di ritorno verso l’unità, come il flusso di ritorno di un’onda dopo il suo impatto sulla riva. Questo fenomeno naturale si osserva attraverso le epoche, dove le grandi crisi hanno generato straordinarie rinascite.
Impegniamoci dunque ad accelerare questo movimento di ritorno, costruendo ponti che ci uniscano al di là delle nostre differenze. Mai come oggi abbiamo bisogno di unire le nostre forze, di lavorare insieme per il bene comune.
Che il 2025 sia l’anno in cui le nostre differenze si trasformino in opportunità di crescita collettiva. È unendo le nostre energie e armonizzando le nostre visioni del mondo che potremo plasmare un futuro all’altezza delle nostre aspirazioni, incarnando pienamente il potenziale della nostra umanità.
I nostri più affettuosi auguri per un 2025 in cui ci sia sempre più spazio nella cura di noi stessi e dell’altro. Che sia un anno di profonda unione e di luce nei cuori, dove la bellezza delle nostre anime possa risplendere liberamente.
Bernard e Angy
ooooooooooooooo
Note
Nato a Montpellier, in Francia, Bernard Rouch è un ricercatore spirituale, formatore internazionale e scrittore
Ha conseguito due lauree, in ingegneria e fisica all’Istituto Nazionale di Scienze Applicate di Tolosa e in microelettronica alla Facoltà di Scienze Elettroniche di Tolosa, specializzandosi poi con un master in telecomunicazioni alla Scuola Nazionale Superiore di Telecomunicazioni di Parigi.
Ha lavorato per il sistema interbancario Francese fino al 2000 (gestiva il sistema informatico), ma poi ha deciso di dedicarsi completamente alla ricerca spirituale, alla cura dell’anima e del corpo energetico dedicandosi all’insegnamento.
Conferenziere e formatore internazionale, tiene seminari di crescita personale (morte, nascita, perdono, compito di vita, Karma, talenti, ferite emozionali ecc.) e corsi di formazione in lettura dell’Aura, terapie egizio essene e Trattamenti Energetici Corpo Anima dell’Essere, in Francia, Spagna, Italia e Canada.
Questo scritto contiene delle riflessioni abbastanza complesse, e articolate su vari livelli.
Perché OCCUPARSI DELL’ IA COME OPERATORI NEL CAMPO DELLA SALUTE?
Le tecnologie in sviluppo, i nuovi strumenti e le nuove soluzioni tecniche nei più svariati campi culturali della nostra epoca sempre più utilizzeranno le risorse offerte dall’Intelligenza Artificiale (IA), che, se oggi è ancora confinata a condizioni sperimentali, come integrazione ed aiuto alle metodologie “classiche”, a breve diverrà un elemento indispensabile al “normale” funzionamento della nostra organizzazione sociale, e lo sarà in un modo così sottile e strutturale che uscirà dalla nostra percezione consapevole.
Ma oltre agli aspetti istituzionalmente riconosciuti, ed alla funzione che essi adempiono nei diversi ambiti professionali, se non riflettiamo sul significato più profondo e sulle implicazioni che lo sviluppo di IA ha sulla nostra umanità, il rischio che corriamo è che saremo travolti da processi che possono portare alla snaturazione del nostro stesso essere umani.
E’ urgente quindi innescare una riflessione per raggiungere una sempre maggiore consapevolezza e conoscenza della natura degli strumenti che entrano obbligatoriamente nella nostra vita quotidiana e nella nostra pratica professionale perché ormai sono elementi inseriti stabilmente nella nostra vita quotidiana.
2) COS’È L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE?
L’intelligenza artificiale (IA) è una branca dell’informatica che permette ai computer di compiere compiti che, tradizionalmente, richiederebbero l’intelligenza umana. Questo significa che macchine dotate di IA possono imparare, ragionare, percepire e persino prendere decisioni in modo autonomo. Il cuore pulsante dell’IA è il “machine learning”, una tecnica che consente ai computer di apprendere dai dati che possiede. Invece di essere programmati con istruzioni rigide, i computer possono osservare, analizzare e imparare autonomamente per migliorare le loro prestazioni nel tempo.
Una componente cruciale del “machine learning” sono le reti neurali, ispirate al funzionamento del cervello umano. Queste reti sono composte da “neuroni” digitali che elaborano l’input ricevuto (come immagini, testo o suoni) e lo trasformano in un output (come una previsione o una decisione). Attraverso un processo di allenamento e aggiustamento, una rete neurale può ottenere dei risultati molto superiori alla capacità biologiche di cui è fornito il cervello umano. Ad esempio nel campo della medicina, l’ IA è stata implementata con successo in vari ambiti. In radiologia, aiuta a interpretare le immagini più rapidamente e con maggiore precisione, riconoscendo tumori, fratture e altre anomalie. In oncologia, l’ IA supporta i medici nell’elaborare piani di trattamento personalizzati analizzando l’enorme quantità di dati genetici e chimici disponibili. In ricerca, accelera la scoperta di nuovi farmaci analizzando migliaia di composti chimici e predicendo la loro efficacia. L’ IA si sta affermando come uno strumento capace non solo di assistere i clinici nell’interpretazione dei dati, ma anche di rivelare pattern occulti e predire il rischio individuale di eventi avversi con una precisione senza precedenti. In tutti questi casi, l’ IA non sostituisce il medico ma lo affianca, amplificando le sue capacità di diagnosi e decisione
3 )- A COSA SERVE IA?
Fino a qui tutto bene. L’IA si configura ed è studiata e sviluppata per essere un aiuto all’uomo, per liberarlo da una serie di incombenze leganti e necessarie; si tratterebbe solo di imparare a conoscere questo strumento, conoscere le sue potenzialità e i suoi limiti, essendo consapevoli dei suoi effetti dannosi, o quantomeno non utili.
Ad esempio l‘intelligenza artificiale conversazionale ha fatto molta strada negli ultimi anni, con numerosi modelli e piattaforme sviluppati per consentire alle macchine di comprendere e rispondere agli input del linguaggio naturale.
Tra questi c’è Chat GPT, acronimo di Generative Pretrained Transformer: uno strumento di elaborazione del linguaggio naturale (o Natural Language Processing) potente e versatile che utilizza algoritmi avanzati di apprendimento automatico per generare risposte simili a quelle umane all’interno di un discorso.
Lo assumo come riferimento per comprendere quale è il potenziale utilizzo di questo strumento.
Realizzata da OpenAI (organizzazione no profit per la ricerca sull’IA) con l’obiettivo di ottimizzare la conversazione e facilitare l’utilizzo da parte degli utenti, questa tecnologia ha il potenziale per migliorare notevolmente il modo in cui interagiamo con le macchine in una vasta gamma di applicazioni, dal servizio clienti alla traduzione linguistica fino alla scrittura creativa. Quando un utente inserisce un messaggio, Chat GPT elabora l’input e genera una risposta pertinente e coerente all’interno della conversazione. Chat GPT consente di scrivere articoli, email e poesie, creare post social, correggere errori matematici, programmare e molto altro ancora. Nel servizio clienti, la Chat GPT può essere utilizzata per gestire le domande comuni e fornire risposte rapide e accurate così da migliorare l’esperienza del cliente e ridurre il carico di lavoro degli operatori. Inoltre, può essere utilizzata per migliorare gli assistenti personali virtuali, così da renderli più conversazionali e maggiormente in grado di assistere gli utenti con una vasta gamma di attività come la pianificazione, la formulazione di raccomandazioni e la fornitura di informazioni. Nella traduzione linguistica può aiutare a tradurre il testo da una lingua all’altra, abilitando una comunicazione più fluida tra persone che parlano lingue diverse. Nella scrittura creativa Chat GPT può essere utilizzata per generare testo simile a quello umano in una varietà di stili e formati, come storie, articoli e dialoghi. Sempre a livello di contenuti, Chat GPT può aiutare a generare testi per siti Web, post per social media, descrizioni di prodotti, titoli e riepiloghi.
Un altro campo in cui può avere un impatto significativo è quello dell’istruzione, dove può essere utilizzata per creare esperienze di apprendimento interattive. Fornendo un feedback personalizzato e in tempo reale agli studenti, Chat GPT può migliorare i risultati dell’apprendimento e rendere l’istruzione più efficace e accessibile a una più ampia gamma di persone. La Chat GPT può essere utile nelle ricerche di mercato per condurre sondaggi su un gran numero di persone in modo rapido ed efficiente come per analizzare grandi quantità di dati di testo, come i post sui social media, per identificare tendenze e modelli nell’opinione pubblica.
Man mano che la tecnologia continua a migliorare, diventerà ancora più efficace nella simulazione della conversazione umana, il che la renderà uno strumento prezioso per aziende e organizzazioni.
Limiti e sfide della Chat GPT
Anche se Chat GPT viene addestrata su una grande quantità di dati di testo, non ha alcuna comprensione intrinseca del mondo reale e quindi, può avere difficoltà a comprendere il contesto di una conversazione o le sfumature del linguaggio umano. Ciò può portare a risposte imprecise o irrilevanti. Potrebbe non essere in grado di fare inferenze o comprendere espressioni idiomatiche che si basano sulla conoscenza del buon senso.
Un’altra grande limitazione di ChatGPT è che è ignaro degli eventi in corso, nel senso che non conosce alcun contenuto creato dopo il 2021. Quindi, se la necessità è quella di avere contenuti aggiornati e freschi, Chat GPT nella sua forma attuale potrebbe non essere utile.
Inoltre, Chat GPT è più efficace nel fornire risposte specifiche basate sui fatti piuttosto che nel gestire domande a risposta aperta o concetti astratti. Ciò può limitare la sua utilità in determinate situazioni, come la scrittura creativa o il supporto emotivo.
Ancora, è programmato per evitare determinati tipi di contenuti e richiede istruzioni dettagliate per produrre un contenuto di qualità che abbia maggiori possibilità di essere originale o assumere un punto di vista specifico. Più istruzioni vengono fornite, più sofisticato sarà l’output.
A volte i dati che vengono integrati in ChatGPT possono contenere distorsioni che si riflettono nelle risposte generate dalla chatbot. Questo può essere particolarmente problematico quando si tratta di argomenti delicati come la razza, il genere o la politica. E visto che sempre questi dati possono contenere informazioni sensibili, ciò solleva preoccupazioni sulla privacy e sull’uso etico di questa tecnologia.
Il modello è addestrato per essere utile, veritiero e innocuo. Questi non sono solo ideali, ma pregiudizi intenzionali incorporati nella macchina. Il fatto di restituire un output positivo, cambia anche se sottilmente, l’articolo che idealmente vorrebbe essere neutrale. Il punto è che ChatGPT ha pregiudizi e bisogna essere consapevoli di come potrebbero influenzare l’output.
Questi sono sia punti di forza che limiti di cui essere consapevoli. In un certo senso bisogna assumere la guida e indicare esplicitamente a Chat GPT la direzione desiderata.
Quindi è importante ricordare che Chat GPT non può sostituire completamente la capacità di scrittura di un essere umano. Potrebbe essere necessario modificare il testo generato dal modello per adattarlo alle esigenze specifiche della situazione o per inserire informazioni importanti che il modello potrebbe non conoscere.
Inoltre, almeno per ora, Chat GPT non può sostituire l’empatia o la creatività umana quindi è importante prestare attenzione al tono e alla confidenza utilizzati in un articolo o in una email.
Tutto ciò solleva problemi etici.
I problemi etici sollevati dalla Chat GPT
Con Chat GPT e altri modelli di IA conversazionale, sorgono una serie di potenziali problemi etici di cui sviluppatori ed utenti dovrebbero essere al corrente, di modo da adottare misure per affrontarle e garantire che la tecnologia venga utilizzatain modo etico e responsabile.
Si dice che Chat GPT sostituirà gli esseri umani e che molte professioni si estingueranno. Per quanto IA si proponga di svolgere molte attività routinarie, garantendo risultati di qualità in tempi nettamente inferiori, esiste il rischio che le persone possano fare eccessivo affidamento sui modelli di IA conversazionale, portando potenzialmente a una perdita del pensiero critico e delle capacità decisionali.
Infine, come con qualsiasi tecnologia potente, i modelli di intelligenza artificiale conversazionale potrebbero essere utilizzati in modo improprio per scopi nefasti, come la diffusione di disinformazione o l’esecuzione di attacchi informatici, o la manipolazione di conversazioni.
Uno dei settori sensibili alle problematiche etiche è l’ambito delle professioni sanitarie: rischiosa è la tendenza che già attualmente si sta sviluppando, a pilotare l’operato del medico in base a delle linee–guida predisposte. Questo, se non gestito in modo autonomo e creativo da un professionista che liberamente si confronta con esperienza accumulata altrove e codificata in utilissimi schemi di riferimento, tende a costituire un “cappio al collo” che limita la piena libertà, autonomia di giudizio e attuazione di un processo decisionale che conduca a diagnosi e opzioni di cura. L’utilizzo di linee–guida più o meno imposte, realizzate da IA, potrebbe ridurre i confini dell’autonomia decisionale del medico portando a una omologazione dei trattamenti, ad una applicazione acritica delle direttive, ad una medicina difensiva, cancellando definitivamente l’esperienza della pratica medica come “arte”, strettamente in relazione con la persona sofferente .
4 ) – RIFLESSIONI ONTOLOGICHE
Ci sono altre riflessioni importanti da considerare rispetto all’uso di IA, che riguardano la struttura stessa della nostra natura umana, e di cui è necessario che diventiamo consapevoli, pena il rischio del venir meno della nostra stessa originalità umana.
Digitalizzazione massiva e i giovani
Negli ultimi due decenni, lo sviluppo del digitale ha trasformato radicalmente ogni aspetto della nostra vita quotidiana: i dispositivi digitali sempre connessi, la diffusione delle piattaforme sociali e l’evoluzione degli algoritmi di personalizzazione delle informazioni permeano le nostre vite, spesso senza che ne siamo pienamente consapevoli. In un tale scenario, i dispositivi digitali sono il contenitore, non il contenuto, che oggi è selezionato, processato e spesso generato da algoritmi di Intelligenza Artificiale. Quella che si prefigura dinanzi a noi è una società in cui l’interazione umana sarà sempre più mediata da dispositivi digitali connessi a servizi complessi e opachi, gestiti da imprese globali. È quindi cruciale sviluppare non solo il senso critico – frutto di una conoscenza dell’oggetto rispetto al suo obiettivo – ma anche competenze adeguate per affrontare il futuro.
Lo strumento digitale (cellulare, tablet, PC) è il contenitore e l’IA (attraverso il sistema complesso degli algoritmi) modera e seleziona il contenuto.
Cosa accade ai giovani nella interazione con gli schermi? In età evolutiva la sfida della tecnologia e della virtualizzazione della vita ha una portata enorme e noi dobbiamo decidere quale evoluzione dare a questa sfida. Fino a 10 anni fa, sull’onda del grande entusiasmo per la prospettiva che le nuove tecniche lasciavano intravvedere, abbiamo accelerato tantissimo la presenza del digitale nella vita dei nostri figli, senza utilizzare dei criteri di riferimento. Mentre in molti casi l’autorizzazione a svolgere attività complesse è soggetta al raggiungimento di maturità cognitiva, abbiamo messo in mano a bambini di 8 – 9 anni strumenti di enorme complessità e ne abbiamo dato loro il libero accesso.
La ricerca sottolinea come la tipologia di danni ed effetti collaterali indesiderati sulla salute mentale è molto ampia. Dal 2012 in avanti tutti gli indicatori di salute mentale in età evolutiva ogni anno sono andati peggiorando dopo un trentennio in cui la loro prevalenza ed incidenza era abbastanza stabile. Questa crescita della curva del disagio in età evolutiva non si è più arrestata. Nei tre anni precedenti nel mondo sono accadute queste cose:
1) i cellulari sono diventati “smartfone”: l’attrezzo che prima serviva a comunicare e mandare messaggi diventa un vero e proprio computer portatile in cui in ogni momento della vita si possono fare quelle cose che prima si potevano fare solo seduto davanti al PC di casa. Si è trasformato da uno strumenti di comunicazione ad uno strumento di connessione e navigazione.
2) Apple ha immesso sul mercato Iphone 4, il primo smartphone su scala globale con videocamera e tutti abbiamo cominciato a riprenderci e a costruire una seconda identità accanto alla vita reale. I nostri figli sono i primi figli nella storia hanno a che fare con due vite e due identità: una reale e una digitale. Sarebbe auspicabile che queste due vite si integrassero e si completassero ma spesso esiste di fatto un divario anche massiccio tra le due esperienze, con vissuti di dissociazione.
3) E’ cambiato il mondo dei social. Siamo passati da FB a Istagram. Istagram ospita storie che durano solo 24 ore e questo genera una compulsione inevitabile a non sconnettersi e a stare costantemente in osservazione della esposizione altrui, spesso curiosi della vita di persone con cui non avremo mai contatti reali, ma solo virtuali, che però diventano fonte di influenzamento enorme (nascono gli “influencer”).
Tutto ciò genera degli importanti fattori di rischio.
Le ricadute in termini di salute, benessere sono 4:
deprivazione di sonno. I nostri figli (e questo può riguardare anche gli adulti) dormono da 1 a 2 ore in meno al giorno rispetto ai loro coetanei del passato e il sonno è un importantissimo fattore di protezione per la salute fisica e mentale e un potenziatore della capacità di apprendimento.
deprivazione sociale. In passato non esisteva il fenomeno ora diffuso di adolescenti il cui desiderio massimo è rimanere chiusi nella propria stanza. Questo ci dice che l’adolescenza ha cambiato completamente il suo modo di stare dentro il mondo reale.
Frammentazione dell’attenzione con conseguenze enormi in termini di potenziale di apprendimento cognitivo
Comportamenti da “addiction”, da dipendenza, basati sull’attivazione dei sistemi dopaminergici. La dopamina è il mediatore biochimico della gratificazione istantanea: più se ne produce, più il cervello richiede di continuare a fare la cosa che l’ha fatta produrre. Il mondo on –line è tutto basato sull’attivazione dei sistemi dopaminergici. Questa è una delle peggiori cose possibili che sono entrate nella vita dei nostri figli.
La tecnologia, come strumento, ben venga. Ma la tecnologia come ambiente di vita e di crescita non ci ha dato i risultati che avremmo voluto ci desse.
Un altro importante aspetto da considerare è la qualità del contatto con la realtà a cui i dispositivi digitali abituano. I dispositivi digitali inducono il bambino, il giovane adulto, o anche noi stessi a leggere in modo superficiale, leggiamo in modo sommario, scorrendo velocemente il testo, rimaniamo sulla superficie di ciò che leggiamo velocemente e questo non lascia al cervello il tempo necessario per attivare davvero tutta una serie di processi linguistici, cognitivi, e affettivi molto sofisticati. Una “ lettura profonda”, dedicandoci alla comprensione del testo e alla riflessione che comporta, è costituita da importantissimi processi , che coinvolgono l’adozione di punti di vista, l’empatia, la deduzione, il pensiero critico, la riflessione. Questi processi di lettura profonda richiedono tempo. Una capacità di lettura profonda, che su un PC è più difficile che sulla carta stampata, perché quando leggiamo velocemente su un PC è probabile che non ci sia il tempo sufficiente per una elaborazione più profonda. Questo riguarda in particolare le giovani generazioni.
L’alfabetizzazione profonda dà un importante contributo al bambino, alla società e anche alla nostra specie. La maggiore esposizione di un bambino a testi su carta nei primi 10 anni di vita consente di preservare lo sviluppo dei processi di lettura profonda.
Entrambe le modalità ci sono utili, non dobbiamo sacrificare una modalità a vantaggio dell’altra, ma è importante che le sviluppiamo entrambe. Entrambi portano alla crescita e all’espansione dei processi cognitivi. E’ comunque possibile fare entrambe le cose se usiamo la saggezza su entrambi i fronti dei mezzi di comunicazione. Bisogna dotare i nostri figli dei criteri di giudizio, altrimenti li doteremo solo di competenze che, vista l’attuale velocità di sviluppo, saranno desuete in pochi anni.
I contenuti
Gli strumenti che ci propongono dei contenuti (social, videogiochi, piattaforme) quali contenuti ci propongono?
I contenuti non li scegliamo noi, sono decisi, selezionati, organizzati da algoritmi di IA.
La macchina informatica impara progressivamente ad avere il massimo rendimento con il minimo sforzo, ossia ad ottenere i comportamenti richiesti, con la minore azione possibile, cosa che noi umani non sempre facciamo. Così tutte le volte che l’algoritmo raccomanda qualcosa e tutte le volte che scegliamo “mi piace”, la macchina lo registra, realizza un nostro profilo da cui è poi difficile scostarsi, perché è progettata per raccomandare solo quello che ha probabilità di piacere e se qualcosa potrebbe non piacere, non c’è convenienza a suggerirlo. Questa è la “polarizzazione”, cioè contenuti sempre più pertinenti fino a costruire un vestito molto aderente: l’algoritmo è alla base della raccomandazione digitale. IA impara dai dati, riconosce e cataloga le caratteristiche simili degli eventi e proprio perché sono tanti l’apprendimento è efficace. Negli ultimi anni IA ha imparato anche a riprodurli, a generarli. Non significa costruire dal nulla, ma riproporre elementi appresi. Noi umani viviamo della categoria della possibilità, possiamo con un movimento creativo scegliere di realizzare il poco o non probabile, e questo ci evita l’appiattimento della prevedibilità, ci distingue dalla IA che vive sulla caratteristica della probabilità.
Nel mondo attuale però non è più possibile evitare di fare i conti con il digitale, con tutto ciò che questo comporta. Ormai è un pezzo del nostro mondo. Ci è pertanto indispensabile sviluppare delle competenze digitali. Le competenze che sono necessarie non sono però quelle del consumatore, non sono quelle di saper usare la tecnologia: per non perdere i nostri connotati umani, quello che ci serve è avere una distanza critica che ci permette di capirla, di interpretarla, di dare un senso, di inserirla nella categoria del possibile.
Come collego la tecnologia ad una mia visione del mondo? La “competenza digitale” non è saper usare gli strumenti, ma sviluppare i criteri con cui utilizzare gli strumenti che si hanno a disposizione. Avere dei criteri rispetto ad un oggetto che di fatto è ignoto, perché la tecnologia avanza velocissimamente e ci propone continuamente qualcosa di nuovo di cui non possiamo avere conoscenza adeguata, è più importante che sapere usare gli elementi per utilizzarlo.
Gli oggetti che creiamo nel mondo reale sono nati per risolvere problemi o bisogni in maniera chiara, esatta, semplice: una sedia serve per sedersi, una bottiglia serve per contenere del liquido … I “metastrumenti” (come sono ad es. i “social”) non sono così chiari, deve essere il soggetto che identifica uno scopo che non è intrinseco: sono oggetti che noi riempiamo con il desiderio di ciò che attendiamo. Se vogliamo l’amicizia e la verità, demandare la risposta ad un surrogato social è un nostro errore di metodo, non dell’oggetto che è strutturalmente inadeguato. Domandare la verità ad un elemento probabilistico che seleziona per noi il contenuto è un errore. Dobbiamo riscoprire come usiamo le cose e dobbiamo tornare ad essere soggetti che paragonano il loro desiderio con quello che ci aspettiamo dall’oggetto e con quello che l’oggetto può darci.
Se non compiamo questo indispensabile processo rimaniamo in balia di algoritmi a cui diamo il potere di definire la nostra stessa essenza.
Educare al digitale significa fare in modo che la tecnologia mantenga la sua natura di strumento e non diventi un invasore che riempie ogni spazio mentale libero che abbiamo, che è l’effetto a cui ci spingono gli algoritmi. Conservare la capacità dell’uso dell’informatica come strumento ma avere degli spazi in cui impariamo e coltiviamo tutte quelle competenze e abilità che la tecnologia tende a coprire. Dobbiamo imparare a leggere sullo schermo ma anche continuare a saper gestire la carta stampata e i libri. Bisogna trovare questo equilibrio.
L’IA può essere un fattore di crescita e sviluppo ma, allo stesso tempo, costituisce una sfida alla nostra responsabilità sull’uso che ne facciamo. Le scoperte scientifiche, le invenzioni, lo sviluppo tecnico di per sé non hanno una valenza intrinseca positiva o negativa, tutto dipende dal fine che l’uomo si propone con il suo utilizzo.
Dinanzi a un mondo in cui un numero sempre maggiore di macchine, di dispositivi tecnici sono progettati per sostituire attività umane la domanda che si impone l’interrogativo che rimane è: cos’è essenziale dell’uomo, cosa non può essere sostituito da una macchina? cosa in questo mondo che sempre più delega a strumenti tecnici le cose che facevamo non può essere delegato?
Per persone che tengano aperta questa domanda su di sé l’uso di questi strumenti è possibile in maniera responsabile.
Il momento storico di inizio del processo di sviluppo di tecnologie utili ad supportare il lavoro del cervello umano possiamo porlo durante la II guerra mondiale quando è stasi inventato e brevettato il transistor: da quel momento è cambiato la natura degli oggetti che abbiamo interno a noi perché ciò ha comportato l’inserimento di elementi computazionali all’interno di tutto ciò che esiste.
Il pensiero computazionale é la capacità di risolvere un problema attraverso la pianificazione di una strategia, attraverso lo sviluppo di un processo logico creativo che consente di scomporre un problema complesso in diverse parti più gestibili se affrontate una per volta.
E’ un processo mentale che consente di risolvere problemi di varia natura seguendo metodi strumenti specifici scelti in base a una strategia pianificata, ed è un processo logico creativo che utilizziamo nella vita quotidiana .
Il transistor riesce a rendere economico e utilizzabile su vasta scala la potenza di calcolo dei grandi computer: si è verificato così un attacco al potere computazionale centralizzato con la nascita del PC. Per questo è così forte l’impatto culturale del personal computer
Per dirla in linguaggio informatico, ciò significa che si è passati dalla priorità dell’ hardware alla priorità del software; la realtà con cui abbiamo a che fare è oggi è definita dal software. Se si cambia il software di utilizzo, la natura dell’oggetto può cambiare completamente. Il software definisce la natura della realtà. Ma allora la realtà, l’hardware diventa una merce al servizio del software? E chi possiede il software definisce cosa è un oggetto? Un software così sofisticato come IA può cambiare il controllo, cambiare la definizione della realtà. Stiamo cambiando le catene di potere all’ interno del mondo. Oggi parlare di IA non è più solo parlare di tecnologia, ma parlare di una questione di potere. IA dai tavoli degli ingegneri è approdata ai tavoli istituzionali del potere
Il potere computazionale con il 2000 assume la sua forma più intima: lo smartfone, che contiene i nostri dati intimi. Nel 2020 ci siamo resi conto che il digitale, con cui abbiamo imparato a fare tutto, ha surrogato le nostre vite, ha assorbito le nostre vite, tutto è digitalizzato.
Con il 2022 (terzo decennio) IA si innesta dove si compiono i processi computazionali, che non sappiamo più se accadono in una sede locale o sono centralizzati in un cloud di cui non conosciamo l’ubicazione e la proprietà, e che sta attirando tutte le cose che abbiamo digitalizzato: chi detiene quel potere detiene tutto il potere, perché detiene la conoscenza di tutti i nostri dati e può manipolarli.
Per comprendere il significato di quello che stiamo vivendo dobbiamo comprendere che cosa significa vivere una realtà definita dal softwere del quale abbiamo una licenza d’uso ma non siamo i proprietari.
Stiamo quindi vivendo una enorme rivoluzione culturale perché questa cosa ci cambia nel profondo dei comportamenti; probabilmente sarà anche antropologica perché l’ambiente sempre influisce sui processi evolutivi.
Già soltanto il machine learning che è la tecnica fondamentale dell’intelligenza artificiale sembra una cosa molto misteriosa ad utenti senza competenze specifiche: abbiamo a disposizione un’ insieme di dati immenso da cui vogliamo estrarre informazioni, ricavare conoscenza con l’intenzione di modificare la realtà.
Il metodo è quello di prendere in considerazione un piccolo sottoinsieme per capire se ci sono delle tendenze, dei trend, dei pattern ripetitivi ecc; poi si cerca di estendere questa comprensione all’intero insieme integrando i risultati dell’ analisi di altri sottoinsiemi.
Esaminare tutto questo insieme di dati con le metodologie ordinarie è impossibile.
Quello che IA fa è usare una versione più complessa di questo processo che si chiama Deep learning, che non è altro che un iterazione di questo processo tante volte. Ebbene, succede questo, che mentre magari al primo passaggio è possibile conoscere qual è l’ambiente a cui questi dati si riferiscono, nei passaggi successivi ogni volta si fa riferimento ad un ambiente che non è quello di partenza ma è quello costruito il processo di machine learning precedente. Come nel mito della caverna di Platone, conosciamo una cosa che si può omologare alle ombre che la realtà proietta sul fondo di un caverna, ma siamo già lontano dalla realtà. Stiamo dando la rappresentazione di una rappresentazione. Con il deep learning questo processo lo iteriamo più volte, quindi ad ogni passaggio ci si allontana dalla realtà, non c’è più la realtà. Nemmeno chi progetta i processi di deep learning è in grado di descrivere quali processi computazionali sta operando la macchina, e di intervenire ad interrompere le procedure in caso di risultati indesiderati .
Noi produciamo un quantità di dati mostruosa, che è in crescita. Non c’è modo di evitare questo processo. E’ un processo che andrà controllato se vogliamo conservare tutte le nostre proprietà di umani, perché o una macchina ci aiuta a d estrarre la ricchezza che contengono o sono perduti.
l’età della IA è iniziata già da parecchi anni, almeno 15 anni fa e sta esplodendo. Partendo dal dato di fatto che è una realtà ineluttabile, come possiamo far sì che i benefici di questa tecnologia siano massimi e i rischi minimi? E’ il compito che abbiamo sia come in società, come istituzioni, sia come individui. Un passo è stato fatto: si può parlare di “algoetica”, il disegno di un nuovo modo di interagire con le macchine.
L’ era di IA è arrivata, noi dobbiamo guidarla dobbiamo essere al centro di questa rivoluzione la volontà, progettualità, il centro la visione è nostra, noi dobbiamo fare in modo che quello che la tecnologia ci dà venga utilizzato nel modo consono agli usi di cui abbiamo bisogno come società. E’ una nuova possibilità di metterci in gioco
Siamo 8 miliardi di persone più di 6 miliardi hanno il cellulare (= 75% utilizza una macchina programmabile). 27 milioni di persone sono in grado di programmare queste macchine, parlare il linguaggio delle macchine (= 99,65% dell’umanità è analfabeta di qualcosa che dice le mediazioni tra noi e il potere computazionale. Questa è una emergenza educativa. Non significa che domani dobbiamo saper tutti programmare, ma significa che se noi diamo questo potere allo 0.35% dell’umanità stiamo creando una disuguaglianza enorme con in piccolissima percentuale di persone che sono i nuovi sacerdoti di questa nuova capacità di far accadere le cose ed escludendo tutti gli altri. La prima grande difesa di questo spazio digitale è l’educazione e l’impegno educativo. Se non passiamo alle generazioni successive queste competenze, queste ne rimangono sprovviste.
Questo mondo va capito, va compreso, per poterlo usare altrimenti inevitabilmente si è usati . Esistono luoghi ed esperienze i cui questa tecnologia può essere usata in modo creativo
Solo attraverso una crescente consapevolezza delle dinamiche culturali e operative, che agiscono a livello individuale e collettivo, improntando e dirigendo il cambiamento sociale e sociopolitico si possono produrre progetti di guida e controllo di tali dinamiche per garantire la propria autodetrminazione.
Dobbiamo essere consapevoli che il significato della nostra esistenza non può essere alla meccanicità di algoritmi, per quanto sofisticati, perché
Il cervello umano rimane la più straordinaria e incredibile macchina che esiste nell’universo conosciuto. Il cervello umano fa cose che noi, quando cerchiammo di quantificarle, di renderle esplicite, non riusciamo neanche a descriverle. Le macchine non le sanno fare, non le possono fare. Tra queste ci sono cose fondamentali come l’autocoscienza.L’autocoscienza è quella proprietà che noi abbiamo per cui sappiamo di esistere e qualunque cosa facciamo, la facciamo sapendo che esistiamo per farla e siamo noi a farla.
E’ vero che IA si può concepire ed utilizzare come alto e sofisticato strumento tecnologico che ci viene in aiuto ma viste le implicazioni profonde che IA comporta e i cambiamenti che stanno avvenendo, ciò sarà è possibile solo se l’umano mantiene saldamente le redini della propria coscienza e libertà, determinando principi morali non negoziabili, su cui basare l’etica. Non possiamo permettere che la nostra libertà e unicità sia posta in balia di pochi che attraverso condizionamenti di cui non siamo consapevoli ci privino delle nostre fondamentali caratteristiche umane.
CODICE DEONTOLOGICO DELL’ OM DI TORINO: INDIRIZZI APPLICATIVI DELL’ART. 78 – TECNOLOGIE INFORMATICHE
MEETING PER L’AMICIZIA TRA I POPOLI: SE NON SIAMO ALLA RICERCA DELL’ESSENZIALE, ALLORA COSA CERCHIAMO? 20·25 agosto 2024 45a edizione Fiera di Rimini
SOCIAL E INTELLIGENZA ARTIFICIALE: NON SERVE LO SCHERMO PER CRESCERE SMART
Luca Botturi, professore in media in educazione, Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI); Alberto Pellai, psicoterapeuta, scrittore e saggista. In occasione dell’incontro video intervento di Maryanne Wolf, Ucla University e membro della Pontificia Accademia delle Scienze. Introduce e modera Fabio Mercorio, professore di Computer Science, Università Milano Bicocca e Fondazione per la Sussidiarietà
MEETING PER L’AMICIZIA TRA I POPOLI: SE NON SIAMO ALLA RICERCA DELL’ESSENZIALE, ALLORA COSA CERCHIAMO? 20·25 agosto 2024 45a edizione Fiera di Rimini
L’ESSENZA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE. STRUMENTO O LIMITE PER LA LIBERTÀ?
Paolo Benanti, docente Pontificia Università Gregoriana di Roma, esperto di bioetica, etica delle tecnologie e human adaptation, membro del New Artificial Intelligence Advisory Board dell’ONU, presidente commissione per l’Intelligenza Artificiale; Mario Rasetti, professore Emerito di Fisica Teorica del Politecnico di Torino e presidente del Scientific Board di CENTAI; Luca Tagliaretti, direttore esecutivo del Centro europeo di competenza sulla cyber-sicurezza. Introduce Andrea Simoncini, vicepresidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS, professore di Diritto Costituzionale, Università di Firenze
Nota di garanzia: questo articolo è stato scritto da una intelligenza umana, e non da IA
Etimologicamente deriva da greco sym-patheia: “simpatia“, provare emozioni con…
La prima esperienza che si ha, che deve sbocciare in chi vuol accompagnare le anime è la compassione … l’anima stessa sente ed entra in risonanza con il vissuto dell’altro che sta accanto, che ci guarda.
Fa sì che la parola giusta nasca del cuore, una parola che non cercherà mai di convincere o di inculcare una credenza, ma rispettosamente aiuta chi ci sta di fronte ad entrare in profondo contatto con la sua anima, la sua interiorità, la sua esperienza del mondo.
La compassione non ha a che fare né con la retorica né con ipotesi metafisiche o credenze religiose; apre l’orecchio dei cuori in uno scambio reciproco… perché lo Spirito ne è il motore.
Com-passione a volte è silenzio. E’ provare a infilare i nostri piedi nelle scarpe dell’altro per conoscere la strada che sta percorrendo.
E’ offrire quello che si ha nella consapevolezza che ognuno ha i suoi tempi, i suoi modi, le sue strategie di sopravvivenza nei momenti della prova, la sua modalità per esprimere l’entusiasmo e la gioia per ciò che di bello e di significativo gli accade.
A ognuno di noi può capitare di sentirsi scontento, insoddisfatto, annoiato, deluso…
Quando ci accorgiamo che dentro di noi c’è scompiglio, un via vai di pensieri inconcludenti, quando intravediamo il poco senso o nessun senso delle nostre azioni o del modo attuale di vivere, non è necessariamente una malattia psichica. Potrebbe trattarsi semplicemente di una crisi che ci sta portando al chiarimento delle difficoltà e delle insoddisfazioni nelle quali ci siamo impantanati. In questi momenti la cosa migliore è quella di entrare nelle profondità del nostro essere e di ascoltare la voce della nostra coscienza. Si tratta del tentativo di scoprire ciò che ci procura la insoddisfazione come pure il suo contrario: ciò che ci procura la gioia di vivere…
Per gli uomini che “soffrono” di crisi di purificazione di questo tipo si tratterà in maggioranza dei casi di entrare in contatto con se stessi e di chiedersi che cosa è quella cosa che procura loro una gioia più lunga, una gioia tale da dare un profondo senso alla vita.
Per gli scrittori, poeti, filosofi potrebbe trattarsi della creatività in atto; per gli scienziati, di nuove scoperte e di contatto con la creatività del nostro creatore; per i pittori, scultori, architetti, della rappresentazione della realtà in una nuova e più profonda luce che ci rende la vita più vivibile; per i cuochi della creazione dei gusti nuovi; per tutti noi, dell’ordine, del gusto di vivere in consonanza con ciò che sentiamo come più autentico più bello e più buono…
Per gli scrittori, poeti, filosofi potrebbe trattarsi della creatività in atto; per gli scienziati delle nuove scoperte e di contatto con la creatività del nostro creatore; per i pittori, scultori, architetti della rappresentazione della realtà in una nuova e più profonda luce che ci rende la vita più vivibile; per i cuochi della creazione dei gusti nuovi; per tutti noi dell’ ordine, del gusto di vivere in consonanza con ciò che sentiamo come più autentico più bello e più buono…