(R. Centis)
In un’epoca in cui domina la tecnologia e il mito prevalente è quello della conoscenza tecnologica, informatica, in un’epoca in cui ci stiamo avviando verso l’Intelligenza Artificiale (IA), l’evento più umano che possiamo vivere è accorgerci che non ci trasformiamo solo attraverso la conoscenza ma è indispensabile l’esperienza, passare attraverso l’incarnazione di ciò che sappiamo intellettualmente e dare consistenza reale a ciò che è concepito dalla nostra mente.

Anche il nostro linguaggio è troppo logico e razionale e tende ad essere troppo semplice e scarno: si è adattato al livello puramente tecnico e non trasmette più il mondo emotivo. Stiamo disimparando a raccontare noi stessi a qualcun altro che ci ascolti.
IA sa usare le parole ma non sa utilizzarle per raccontare il mondo interiore, e non lo potrà fare mai, perché non ha un mondo interiore. Sa solo creare una magari ottima “insalata di parole”, ben assortita e organizzata, imparando da esempi precedenti, ma non ne percepisce il senso.

La letteratura è un serbatoio che testimonia quanto è da secoli presente nell’animo e nella mente umana: dal pensiero filosofico che scandaglia la realtà cercando i fondamenti del nostro esistere, al pensiero poetico e narrativo che racconta le emozioni – amore, curiosità, dolore, turbamento, angoscia, speranza … tutti gli ingredienti di cui siamo fatti. Una cultura degna di tale nome non può scavalcare e dimenticare tutta questa ricchezza.

Il linguaggio è lo strumento potente che la vita, l’esistenza ci ha dato per tessere profonde relazioni tra di noi.
Abbiamo bisogno di un linguaggio che ci descriva, ci porti verso il desiderio, il simbolo, l’immaginario e il trascendente.
Abbiamo bisogno del tempo per creare connessioni vitali dentro di noi, nel nostro cuore.
Cominciamo col non aver fretta di risolvere ciò che non torna, anche se si tratta di reazioni o sentimenti scomodi: se facciamo attenzione a ciò che provoca disagio, poi possiamo iniziare a riconoscere anche ciò di cui abbiamo bisogno per affrontare o risolvere ciò che ci turba.
Il tempo ci sembra oggi una obiezione anziché una strada per conoscere.
Il presente è il modo che ci è dato per essere, per esistere, il modo che ci è dato per comprendere, cambiare e crescere. Ci vuole tempo perché il bruco diventi farfalla.

Ma il bruco anche se è brutto è necessario. Perché facciamo così fatica ad imparare a vivere? se non impariamo è perché non stiamo nel tempo, non lo usiamo come una risorsa. Il presente è l’unica modalità che possiamo percepire e in qualche modo gestire. Il passato è passato, non è più nelle nostre mani; il futuro con il suo carico di imprevedibilità non è ancora nelle nostre mani.
L’unica modalità per fare l’esperienza di noi stessi, è coglierci nell’attimo presente e modularlo.
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