Caccia alle streghe

Dott.ssa Lucia Laudi

Ho osservato nelle classi prime della scuola di II grado, che
tendenzialmente gli allievi hanno un comportamento tranquillo e
timoroso, ma dopo un periodo di circa 2 mesi, iniziano ad assumere un
comportamento di ribellione e ogni loro difficoltà l’attribuiscono
agli insegnanti.
Tendono a prendere di mira quell’insegnante più severa, che chiede
loro di studiare di più e soprattutto cercano il consenso e il
sostegno dei genitori, raccontando loro parte degli eventi o dei
discorsi, estrapolandoli dal contesto,  in questo modo il significato si modifica dà la possibilità di attaccare il docente, dandogli tutta la responsabilità dell’insuccesso del figlio/a.

I genitori, non tutti, non accettano l’idea che i loro figli possano travisare la
realtà per non prendersi la responsabilità delle proprie azioni ed evitare sgridate o piccole punizioni, ma  è l’insegnante che sbaglia e deve essere subito attaccato e “darle una lezione”.

Nella mia esperienza di insegnante e psicoterapeuta, ho visto genitori e ragazzi che, immediatamente senza avere un incontro preliminare con il docente in questione, chiedevano un colloquio con il preside e appena si sedevano, rivolti al docente, facevano un sorriso sornione di soddisfazione e immediatamente attaccavano con toni aggressivi e minacciosi il docente e il suo operato, contestando anche il voto, perché loro avevano interrogato l’allievo a casa e sapeva bene. Come se tutti potessero fare gli insegnanti.

In questi anni di lavoro come insegnante e psicoterapeuta ho osservato che si attiva un gioco psicologico in cui gli attori sono i genitori, gli allievi i docenti, il preside e in alcuni casi anche il personale ATA e i ruoli ricoperti sono Persecutore, Vittima e Salvatore.

Cerco di fare una breve analisi dei meccanismi che ho osservato nel corso della mia esperienza.

Il ragazzo/a ha delle grosse difficoltà a gestire le sue emozioni affinché possa assumere  il comportamento migliore e più adeguato alla situazione e i genitori o altre figure genitoriali, non lo hanno educato a riconoscerle e a gestirle in modo da trovare degli atteggiamenti consoni a superare le difficoltà.

In questo gioco psicologico i genitori vanno subito dal preside rimproverando  il docente perché ha dato un’insufficienza e che non è in grado di valutare, perché a casa hanno interrogato il figlio/a e sapeva tutto, ha studiato parecchie ore e accusano il docente di assumere comportamenti
gravi verso il ragazzo/, il messaggio ulteriore è “Non vali, ti faccio
vedere io”. A questo punto l’insegnante si sente attaccata e può assumere ha due tipi di atteggiamento: di sottomissione o di ribellione.

I genitori spesso cadono nella “rete gettata dal figlio/a, che per paura di ricevere una sgridata con punizione della privazione del cellulare, come se fosse questione di vita o di morte, raccontano i fatti omettendo o dicendo solo delle parti dei fatti. Le posizioni esistenziali degli attori oscillano sempre tra Io non valgo e Tu si o Io valgo e Tu no. In Analisi Transazionale diciamo Io più Tu meno e Io meno e Tu più.

I genitori e gli allievi che attivano questo gioco psicologico si trovano in una posizione di IO PIU’/TU MENO assumendo un ruolo di Persecutore: “Tu insegnante non vali , non sei capace né di insegnare né di valutare, ti dico io come devi fare, tu ce l’hai con mio figlio/a, (o con me se si tratta dell’allievo). In realtà entrambi i persecutori, sovente ricoprono la posizione esistenziale psicologica IO NON VALGO E TU SI’ e dal momento che i figli non riescono a sopportare i fallimenti e le fatiche che si devono affrontare nella vita e i genitori non riescono a sopportare il dispiacere, che diventa dolore, di vedere il figlio che soffre ecco che spesso reagiscono con l’aggressività e completano il gioco “Caccia alle streghe” con quello “E’ tutta colpa tua”.

Il docente si fa agganciare nella sua debolezza di sentirsi in difetto e cade nella posizione esistenziale IO NON VALGO TU SI, non sono abbastanza capace oppure IO VALGO E TU NO, rispondendo a sua volta con la rabbia.

E’ importante che il docente attivi la sua parte Adulta sia assertivo, che faccia un’ esame di realtà ai genitori e allievi, in questo modo stoppa il gioco psicologico e, magicamente, diventano alleati dell’insegnante, il discente cambia atteggiamento e inizia una nuova relazione proficua per tutti.

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