(Rossana Centis)
Etimologicamente deriva da greco sym-patheia: “simpatia“, provare emozioni con…

La prima esperienza che si ha, che deve sbocciare in chi vuol accompagnare le anime è la compassione … l’anima stessa sente ed entra in risonanza con il vissuto dell’altro che sta accanto, che ci guarda.
Fa sì che la parola giusta nasca del cuore, una parola che non cercherà mai di convincere o di inculcare una credenza, ma rispettosamente aiuta chi ci sta di fronte ad entrare in profondo contatto con la sua anima, la sua interiorità, la sua esperienza del mondo.
La compassione non ha a che fare né con la retorica né con ipotesi metafisiche o credenze religiose; apre l’orecchio dei cuori in uno scambio reciproco… perché lo Spirito ne è il motore.
Com-passione a volte è silenzio. E’ provare a infilare i nostri piedi nelle scarpe dell’altro per conoscere la strada che sta percorrendo.
E’ offrire quello che si ha nella consapevolezza che ognuno ha i suoi tempi, i suoi modi, le sue strategie di sopravvivenza nei momenti della prova, la sua modalità per esprimere l’entusiasmo e la gioia per ciò che di bello e di significativo gli accade.
