CONFLITTI DI COPPIA E GENITORIALITA’

a cura di dr R.Centis

Anche coppie ben strutturate legate da un profondo affetto non sono esenti da momenti di tensione o di vero e proprio conflitto, per la diversità che ci caratterizza come esseri umani da tutti i punti di vista; ri – trovare un accordo può essere un lavoro impegnativo che implica investimento e pazienza da parte di entrambi. Una coppia stabile è una coppia che ha imparato come affrontare e come gestire la diversità dell’altro, facendo propria la “regola” della “norma personalistica”, cioè il concetto che nulla è più importante dell’essere umano come persona, che va non solo rispettata, ma anche tutelata e aiutata a svilupparsi secondo le sue specifiche caratteristiche.

Entrare nelle relazioni interpersonali con questa “linea – guida” garantisce che l’altro non venga trattato come un oggetto usato per il piacere personale, ma sia riconosciuto nella sua piena dignità di creatura esistente e con sue specifiche credenze, sensibilità, storia individuale (che a volte può essere traumatica e portare delle tracce dolenti dal passato), con diritti e doveri pari ai miei. Non è facile, non è istintivo seguire la “norma personalistica”; manteniamo spesso l‘ abitudine di porci al centro dell’attenzione, poiché emergiamo da una fase infantile dove essere al centro dell’attenzione altrui è normale, fisiologico: l’individuo in crescita ha bisogno di essere nutrito con una miriade di stimoli e di attenzioni, e solo un po’ per volta impara a decentrarsi da sé e rapportarsi con la realtà esterna.

  Il processo di diventare degli “adulti maturi”, in grado di essere consapevoli dei propri pensieri e delle proprie emozioni e di prendere delle decisioni ponderate è una evoluzione lenta e faticosa, ed in questo processo ci aiutano le piccole e grandi disavventure e frustrazioni della vita che ci costringono a fare i conti con la realtà. Un adulto “maturo” ha a cuore che le persone attorno a sé possano a loro volta seguire questo sviluppo personale, in primis i figli di cui ha la responsabilità.

 I conflitti possono essere distruttivi, ma anche costruttivi. Un litigio può essere distruttivo per i contendenti e per chi sta loro intorno quando implica svalutazione e rimprovero denigrando e attaccando l’altro come persona globale, portando con sé aggressività agita, urla, aggressioni fisiche a persone o cose.

Ma un conflitto coniugale può essere vissuto in modo costruttivo se è portato avanti senza mai venir meno al rispetto reciproco e senza generalizzare o mettere in discussione l’intera persona del partner: si tratta di identificare soluzioni condivise e soddisfacenti per entrambi, che rispettino il valore individuale della persona. Ciò insegna ai figli, che inevitabilmente osservano con acuta attenzione ciò che avviene e come avviene, che le relazioni possono evolvere e rinsaldarsi anche attraverso momenti di conflittualità che possono essere riparati senza far venir meno la solidità del legame e dell’affetto.

E’ quindi indispensabile che i genitori svolgendo il loro compito, abbiano sempre uno sguardo focalizzato sui loro figli, attento ai loro bisogni e alle loro difficoltà, rispettando le fasi della loro crescita, e siano poco condizionati dalla necessità di affrontare le personali problematiche non risolte. 

Quando una coppia vive un conflitto, per affrontare la dialettica interna è molto importante che venga rispettata la “norma personalistica”, quella regola di comportamento, che prima di tutto, prima di essere una “regola” è un modo interiorizzato di pensare e di relazionarsi con l’altro che abbiamo di fronte a me.

E’ molto comune il caso che gravi conflitti di coppia, avviati verso la separazione, coinvolgano i figli come in un turbine, destrutturando il loro percorso di costruzione della personalità che è un processo delicato e facilmente turbabile.

Nelle agitate acque della rivendicazione dei propri diritti, viene facilmente dimenticato il diritto dei figli ad avere attorno a sé un ambiente affettivamente stabile in cui la relazione genitore – figlio è garantita e sicura (vedi Bowlby: una base sicura) anche se la coppia coniugale confligge e si separa; avviene spesso che genitori denigrino e svalutino agli occhi dei figli l’ex partner, non considerando la necessità dei figli di avere al più possibile entrambe le figure genitoriali integre e sostenenti. Il figlio viene spesso considerato un personaggio che deve convalidare le ragioni soggettive addotte da uno dei due partner, ed a volte questo atteggiamento è realizzato da entrambi i genitori. I figli sono così “frantumati” e impossibilitati a percepire che ogni persona è un dono, un valore, anche se sicuramente tutti abbiamo dei difetti e delle incapacità. Sono abbandonati emotivamente a loro stessi, ad essere soli di fronte a ondate emotive dolorose e distruttive. Vivono angoscia, vivono ansia, vivono solitudine perché non trovano nessuno a cui appoggiarsi emotivamente e che insegni loro ad affrontare le avversità.

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