EMOZIONI  E   LAVORO CON DISABILI  E CON PERSONE BISOGNOSE DI AIUTO

 Svolgere una attività lavorativa   in ambienti    dove  è prevista l’interazione continuativa con  persone istituzionalizzate, o  portatrici di  deficit  fisici o cognitivi, e quindi con alta richiesta di assistenza e  di impegno  nell’interazione personale,  o trovarsi nella condizione di dover accudire  persone bisognose di aiuto, come bambini piccoli, sollecita  una serie di  vissuti emozionali che  hanno origini diverse e possono essere percepiti soggettivamente sia come esperienza positiva che come esperienza negativa.

  A volte, se  le richieste esterne  soverchiano la possibilità personale di farvi fronte,    si configurano degli stati di disagio che tendono a cronicizzare e non trovano sbocco in una rielaborazione personale  creativa dei problemi che insorgono: possono essere di varia intensità,  in uno spettro che va da un semplice ma cronico affaticamento ad un conclamato “burn – out”.

Situazioni attuali nel  qui ed ora  possono essere  mal tollerate per la loro  ripetitività,  per la frustrazione provocata a volte l’impossibilità di  risolvere o migliorare le condizioni  relazionali,    per la fatica fisica e/o psicologica che le relazioni  stesse richiedono, per contenziosi con il datore di lavoro.  Oppure,  a volte anche nella condizione fisiologica e naturale della maternità,  la richiesta può essere  eccessiva in relazione alle risorse disponibili.

 Può accadere che le problematiche attuali  sollecitino  nei “care – giver” delle emozioni arcaiche, entrando in risonanza con i  vissuti personali  non completamente elaborati che ognuno porta dentro di sé  ( lutti, conflitti, fallimenti…).  Può  accadere che  gli operatori  portino una sofferenza  personale   per eventi di vita difficili da fronteggiare o non abbiano un sostegno emotivo sufficiente  a  permettere un equilibrio adeguato   nelle  loro condizioni di vita.

Qualunque sia l’ origine del malessere,    esiste la possibilità di    affrontarlo e risolverlo, trovando un equilibrio interiore  adatto alle situazioni problematiche, sviluppando  maggiori flessibilità e resilienza.

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Una delle risorse  importanti per  raggiungere uno stato di equilibrio maggiore è  quella di condividere la propria esperienza personale, qualunque essa sia, con persone che possano ascoltare, siano in grado di comprendere le  difficoltà  incontrate, che non siano giudicanti  e  saccenti, ma  comprensive ed accoglienti, così da poter fare l’esperienza di “raccontarsi”, raccontare di sé e del proprio vissuto. Questo è già un primo  passo  “integrativo”, che permette di iniziare  trovare delle soluzioni. Se però la sofferenza è alta e  le radici del disagio sono profonde è senz’altro opportuno richiedere l’aiuto di professionisti con competenze specifiche  nelle relazioni di aiuto.

EMOZIONI: amiche o nemiche?

a cura di Rossana Centis

Le emozioni sono come dei cartelli indicatori che ci orientano a comprendere  la nostra relazione con il mondo,  il mondo interno, interiore,  ed il mondo esterno, ciò che sta fuori di noi e che ci sollecita. 

Per la mia esperienza personale non direi che le esperienze dolorose sono sempre negative e quelle piacevoli sono sempre positive. Potrei portare esempi di come   eventi che mi hanno provocato sofferenza, a volte anche elevata, alla fine si sono dimostrati fruttuosi per la mia vita;  a volte è capitato che  il dolore mi ha fatto comprendere che stavo imboccando una strada per sbagliata … esiste  perfino un detto popolare: “ dove si chiude  una porta si apre un portone”!  Anche in neurologia lo stimolo  doloroso ha l’importante compito  di avvertire che c’è un danno, così possiamo evitarlo ( si chiama : stimolo nocicettivo, stimolo che ci fa percepire un danno).

Per la mia esperienza personale non direi che le esperienze dolorose sono sempre negative e quelle piacevoli sono sempre positive. Potrei portare esempi di come   eventi che mi hanno provocato sofferenza, a volte anche elevata, alla fine si sono dimostrati fruttuosi per la mia vita;  a volte è capitato che  il dolore mi ha fatto comprendere che stavo imboccando una strada per sbagliata … esiste  perfino un detto popolare: “ dove si chiude  una porta si apre un portone”!  Anche in neurologia lo stimolo  doloroso ha l’importante compito  di avvertire che c’è un danno, così possiamo evitarlo ( si chiama : stimolo nocicettivo, stimolo che ci fa percepire un danno).

Poi ci sono delle sofferenze che non sono così immediatamente utili, ma sono come dei massi posti lungo il decorso di un torrente; l’acqua è costretta ad aprirsi un percorso  girando attorno agli ostacoli e così si realizzano cascatelle, pozze,  rivoli, vortici… e il  corso del fiume diventa unico e irripetibile. 

E poi ci sono esperienze piacevoli,  o apparentemente piacevoli, ma che portano la nostra umanità fuori strada. Se ci lasciamo irretire, “abbindolare” dal piacere immediato,  potremmo poi rimpiangere di essere stati poco accorti. 

Ci vuole sensibilità e intelligenza per  comprendere la nostra personale esperienza,  in tutte le sue manifestazioni,  senza tralasciare nulla,  utilizzando il nostro vissuto interiore  per orientarci nella  vita.  E a volte può essere utile condividere le nostre paure, i nostri dubbi, con qualcuno che ci possa dare una mano a districarci nei garbugli

EMOZIONI: sono tutto?

a cura di Rossana Centis

Le emozioni sono i colori della vita.

Le emozioni sono esperienze che   caratterizzano   in nostro essere inseriti nella realtà, sono una condizione indispensabile al nostro esistere. Anche gli animali partecipano al mondo emozionale, tanto questa esperienza è indispensabile alla vita.  Il mondo emozionale degli animali però è povero, è semplice,  appartiene al qui –  ed –  ora, e anche se indubbiamente fa riferimento ad eventi del passato,  è però legato alla concretezza dell’attuale.  

 Le nostre fluttuazioni emotive risentono profondamente della nostra storia,  dei legami affettivi che hanno condizionato e segnato il nostro passato e che continuano a svilupparsi ne presente, gettando le basi per il nostro essere futuro.

 Non possiamo prescindere  dai nostri aspetti emozionali, anche se ciò non significa che le nostre azioni debbano essere condizionate necessariamente  da essi.  Nell’uomo ci sono altri dominii, altre funzioni imprescindibili che  è necessario considerare nello svilupparsi della nostra storia personale. 

  La cognizione: la capacità di usare la ragione,  di comprendere ciò che sta avvenendo al di  dentro e al di fuori di noi. L’uomo ha la ragione , il ragionamento, la coscienza, la consapevolezza, in una misura  nemmeno paragonabile a quella degli animali.

Caravaggio – La vocazione di Matteo

 La cognizione integrata alle emozioni rende l’uomo creativo.  L’emozione  fa intuire e spinge, la cognizione realizza.

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 La volontà: per realizzare un atto creativo possiamo  sacrificare delle parti di noi, dobbiamo  scegliere e quindi  amputare  delle parti in vista di un bene più grande. La volontà permette di  andare “contro-corrente” di valorizzare e sviluppare aspetti che altrimenti verrebbero persi  nel dominio dell’istintualità.