ADOLESCENTI E GIOVANI: L’ISOLAMENTO GENERA DEPRESSIONE E ATTACCHI DI PANICO

A cura di Lucia Laudi

I bambini, gli adolescenti e i giovani stanno attraversando un periodo di sconvolgimento non solo sociale, ma soprattutto psicologico.

I bambini in questo lungo periodo di isolamento o semi isolamento si vedono preclusa la possibilità di giocare, di socializzare, di godere della libertà di esprimere la loro spontaneità e soprattutto fanno fatica a capire il senso di tutto questo, di doversi difendere da un nemico invisibile. 

Gli adolescenti e i giovani dai 20 anni ai 30, oltre a vedersi precluso il gioco, la spontaneità e le relazioni, devono fare i conti anche con il loro sviluppo sessuale e quindi con la necessità di instaurare delle relazioni amorose, di sperimentarsi per comprendere la propria identità, che non è solo sessuale, ma anche psicologica e sociale.

In questa fase di crescita delicata e importante, essi imparano a conoscere il proprio e altrui corpo, a gestire le pulsioni e le emozioni, a individuare il loro orientamento di genere, a conoscere e a rispettare le diversità fisiche e psichiche.

Gli adolescenti e i giovani hanno un grande entusiasmo di diventare grandi, di sperimentarsi nel mondo adulto e sono in quella fase di vita in cui si è pieni di progetti e di voglia di fare esperienze, che il mondo adulto con la sua negligenza e incuria gli sta precludendo.

Questo periodo di pandemia, che reprime la loro fisicità, annulla i loro progetti, le prospettive lavorative e le relazioni sociali, sta soffocando il loro entusiasmo e la grande energia che li pervade, con il grande rischio che questa esploda diventando aggressività, o imploda manifestandosi con la depressione o gli attacchi di panico. 

I nostri ragazzi hanno un bisogno terribile di essere sostenuti in questo periodo in cui la loro vitalità non può esprimersi in modo adeguato per costruire la propria personalità, quindi noi adulti abbiamo il dovere di porre grande attenzione ai loro segnali di disagio, facendoci sentire vicini comprendendoli e condividendo con loro. 

Se troviamo delle difficoltà a gestire tutto questo è importante farci sostenere da uno psicoterapeuta, magari invitando anche il proprio figlio/a a consultarlo

 al fine di capire come gestire la propria tempesta di pulsioni, emozioni, di progetti di vita e la frustrazione di non poterle esprimere e realizzare.

Intervista a Lucia Laudi

In gennaio 2020 Radio Veronica One ha realizzato una intervista alla dott Lucia Laudi.

INTERVISTA ALLA DOT. SSA LUCIA LAUDI PSICOTERAPEUTA

BURRASCA TRA GENITORI E FIGLI 

In questa intervista parlo della difficoltà dei genitori a svolgere una relazione con i figli adolescenti, che a noi adulti sembrano così distanti e diversi, in realtà, se ci pensiamo bene, rispecchiano noi stessi alla loro età.

I ragazzi, sia gli adolescenti sia i giovani tra i venti e i venticinque anni, hanno un forte bisogno/desiderio di diventare grandi e di affermarsi nel mondo come persone con delle proprie idee che vogliono far diventare realtà.

Nell’intervista voglio far riflettere i genitori, che riconoscere di avere delle difficoltà nella relazione e di avere dei disagi non è un male, anzi queste difficoltà permettono l’elaborazione delle incomprensioni create anche dalla distanza generazionale e quindi trovare delle strade nuove e più efficaci per giungere a una comunicazione più assertiva.

È importante accettare che a volte non si riesce da soli a vedere queste nuove vie e il supporto di uno psicoterapeuta può aiutare tutti gli attori della relazione a trovare un equilibrio tra loro.

L’aiuto di uno psicologo/psicoterapeuta permette ai soggetti di imparare a usare le transazioni e le regole della comunicazione nel modo adeguato, fino ad arrivare alla negoziazione tra le parti.

https://sites.google.com/site/archiviolaudi/home/video

IO PSICOTERAPEUTA E L’ESPERIENZA SALESIANA

a cura di Rossana Centis

Per molti anni ho collaborato con il centro salesiano di psicoterapia del Rebaudengo,  condividendo  ideali e valori.  L’anima della pedagogia salesiana è la “carità pastorale”: gli educatori sono invitati ad agire con amore, cordialità e affetto nei confronto dei ragazzi a loro affidati. Bisogna far comprendere ai giovani di essere amati, poiché chi sa di essere amato ama a sua volta. 

 Lo “stile“ salesiano ricalca ciò che dovrebbe avvenire nella famiglia,   ciò che avviene nella famiglia quando  è sana. Ognuno di noi ha bisogno, per potenziare le proprie potenzialità  e sviluppare le risorse personali per affrontare il mondo,  di sperimentare di essere amato, visto, sostenuto nei momenti difficili, di crisi.  Io devo “esserci” per l’altro, ed esserci  in maniera gratuita,  ho bisogno  di essere amato in modo “incondizionato”, di essere  riconosciuto degno di amore solo perché esisto, senza dover “guadagnare” il diritto di stare al mondo.  Don Bosco aveva  compreso quanto  le relazioni  vissute con amore fossero  indispensabili  soprattutto ai giovani che incontrava quotidianamente, e su questo imperniò il suo “sistema educativo”.

Lavorare come psicoterapeuta   significa per me    inserirmi nella “circolazione amorosa” nelle relazioni, aiutare le persone  che portano la sofferenza di rapporti inadeguate  a guarire ferite  profonde e antiche, che   molto spesso affondano nell’infanzia.  Significa  aiutare i figli  a trovare il loro percorso di crescita che li porterà ad essere adulti  sereni, quando le famiglie   si trovano sotto   il torchio di   spinte deterioranti o  distruttive.   Vivo il mio impegno come un servizio allo sviluppo  di  personalità   mature,  che sappiano  porre i mattoni  per la costruzione di case solide ed accoglienti. 

COSA SIGNIFICA VINCERE L’ATTACCO DI PANICO

A cura della dott.ssa Lucia Laudi

La paura, come ogni altra emozione, ha una funzione ben precisa, quella di avvisarci dell’esistenza di un pericolo, ma a volte questo non corrisponde ad un pericolo reale come cadere in un burrone.

Nella società c’è un pericolo concreto, che incute una paura molto forte fino a diventare attacco di panico, la paura di non essere accettato dagli altri, quegli altri che per noi sono importanti e fondamentali per la nostra sopravvivenza psichica, perché la nostra personalità non corrisponde ai canoni comuni.

Vincere il panico vuol dire cambiare un atteggiamento mentale, rimescolare le carte della nostra vita, modificare il personaggio che ci siamo costruiti fin da piccoli e non farci ingabbiare dalle consuetudini e dai codici di un sociale che non ci corrisponde più e che ci impedisce di esprimere la nostra natura.

L’attacco di panico è una delle forze sotterranee del nostro inconscio che ci spinge in modo travolgente nella realtà, spazzando via i nostri castelli di sabbia, che abbiamo sempre difeso con tutte le nostre forze, pensando che fossero le nostre fondamenta. Il panico non deve essere considerato un nemico da combattere, ma è semplicemente una  manifestazione della nostra parte più vitale e sana, che ci avverte di prenderci cura di noi stessi e del bisogno di vivere un’esistenza in armonia con la natura profonda che appartiene ad ognuno di noi.

Quando ci troviamo di fronte alle nostre paure interiori o reali è fondamentale guardarle in “faccia”, pensare alle situazioni che abbiamo affrontato nella nostra vita e che troveremo un modo per superarle e risolverle, ma soprattutto è importante lasciare spazio alla nostra essenza psichica perché è quella che ci aiuta a superare le avversità. Non possiamo pensare di avere una vita senza paura così come non potrà essere senza dolore, ma c’è anche gioia, serenità e soddisfazione, dobbiamo imparare a vederle e a viverle.

Attrezzando in modo adeguato  la nostra psiche e la nostra mente potremo affrontare burroni assai profondi, gestendo la paura che ci invade quando siamo sospesi in aria, ma alla fine del percorso proveremo una soddisfazione immensa e saremo orgogliosi di noi stessi.

L’Analisi Transazionale e la Psicoterapia Integrativa permettono all’individuo di scoprire la sua natura e di trovare nuovi modi di esprimerla, tenendo conto della società in cui vive.

La psicoterapia fa trovare il CORAGGIO DI VIVERE, insegna ad ascoltare l’attacco di panico, quale bisogno o/e disagio sta comunicando e a mettere in atto nuovi atteggiamenti ed esso se ne andrà da solo.

PSICOTERAPIA DELL’ADULTO E PSICOTERAPIA INFANTILE

a cura di Rossana Centis

Quando inizia una relazione terapeutica con un adulto, si crea un situazione che ha delle particolarità. I due soggetti instaurano un rapporto di collaborazione professionale, caratterizzato dall’ aiuto che il terapeuta da al cliente per risolvere alcune problematiche personali utilizzando le sue competenze; non si crea un rapporto di amicizia, non si crea un rapporto di dipendenza, non si creano legami affettivi (anche se un lavoro indispensabile viene fatto sulle emozioni) anche se tutta la attenzione e le energie sono in rtealtà rivolte, dedicate, allo sviluppo di adulti “integrati” in grado di affrontare efficacemente le sfide della vita con autonomia e serenità.

A volte si rende necessario ri-considerate delle tappe evolutive antiche: le continue interruzioni di contatto iniziate nell’infanzia e protratte nel tempo, per anni, sono all’origine del “trauma cumulativo” ben descritto dal modello della Psicoterapia Integrativa,che nell’età adulta esita poi in copioni limitanti, depressione, incapacità di gioia e di creatività.

Quando il cliente è un piccolo cliente, realmente giovane, bambino, si possono cogliere in atto le situazioni traumatizzanti e le distorsioni della crescita che sono all’origine del malessere dell’adulto ed operare gli opportuni interventi per prevenire, possibilmente, la strutturazione di un futuro disagio. La funzione del terapeuta diventa così, anche “genitoriale”: offre al bambino la possibilità di sperimentarsi accolto, valorizzato, amato, rispettato, significativo per sé e per gli altri.

Elaboro questa tematica nell’articolo:

CURARE GLI ADULTIE CURARE I BAMBINI: DUE DIVERSI SCENARI

https://rossanacentispsicoterapeuta.wordpress.com/2020/12/21/curare-gli-adulti-e-curare-i-bambini-due-diversi-scenari/


LA TRANQUILLITA’ DELLA PSICOTERAPIA

Sovente le persone hanno paura che la psicoterapia scopra le parti più recondite e negative della propria psiche, temono il giudizio del terapeuta e di contattare le emozioni spiacevoli come: il dolore, la paura, la tristezza e la vergogna che suscitano i sensi di colpa. In realtà la psicoterapia mette il risalto anche le bellezze della persona e i suoi punti di forza, che permettono all’individuo di liberarsi dai tentacoli del “ polpo” e dalle “piante carnivore” che lo imprigionano.

La psicoterapia è come un torrente che con il fluire delle sue acque infonde tranquillità e rilassa dallo stress interiore e dallo stress di lavoro.

Se osserviamo un torrente vediamo che a tratti forme delle lame di acqua calma, quasi ferma e subito dopo delle grandi e piccole cascate, ma il suo croscio è rilassante perché è in armonia con i suoi momenti calmi e burrascosi.

La psicoterapia è come il torrente, aiuta la persona a raggiungere l’equilibrio tra i momenti di serenità e i momenti di turbolenza che appartengono alla vita di tutti noi.

Lucia