BISOGNO DI RICONOSCIMENTO -1

a cura di Rossana Centis

Erick Berne ha posto alla base della teoria da lui sviluppata il concetto che un bisogno fondamentale dell’essere umano è il bisogno di riconoscimento, che si esprime come “fame di carezze”. Il termine “carezza” è la traduzione dell’inglese “stroke” che ha il significato di “qualsiasi atto che implichi il riconoscimento della presenza dell’altro”. Non si identifica pertanto, o non solo, con il contatto fisico, ma comprende in sé una vasta gamma di modalità con cui io mi faccio presente all’altro e l’altro si fa presente a me.

Il bisogno di riconoscimento, di essere “visti” dall’ altro con cui entro in contatto è un elemento ampiamente valorizzato da tutti i modelli descrittivi della psiche umana: è ormai un riferimento teorico condiviso il concetto che l’essere umano ha una struttura relazionale. Se la relazione interpersonale non è adeguata fin dai primi tempi dopo la nascita, si creano dei danni tanto più gravi quanto più è inadeguata la relazione parentale.

Quando il bambino è molto piccolo la relazione si esprime prevalentemente attraverso l’accudimento fisico, ma successivamente assume ovviamente sempre più importanza una relazione articolata in vari aspetti. Un bambino che non viene toccato non si sviluppa normalmente, la deprivazione del contatto fisico può impedire lo sviluppo come una carenza alimentare. Famosi sono gli studi di Renè Spitz, psicoanalista austriaco del secolo scorso, che individuò il ruolo formativo della madre tramite l’osservazione diretta dell’interazione madre-bambino, realizzando una serie di filmati negli orfanatrofi; descrisse i comportamenti di bambini che vengono separati dalla persona che si prendeva cura di loro. Tali comportamenti erano:

  • Primo mese: lamentele e richiami;
  • Secondo mese: pianto e perdita di peso;
  • Terzo mese: rifiuto del contatto fisico, insonnia, ritardo nello sviluppo motorio, assenza di mimica, perdita continua di peso;
  • Dopo il terzo mese: cessazione del pianto, stato letargico.

Queste manifestazioni possono regredire solo quando il bambino ritrova la madre o trova qualcuno che voglia prendersi cura di lui. Spesso però traumi di questo tipo non si risolvono del tutto, anzi qualora non dovesse essere superato possono permanere un aumento del tasso di mortalità e ritardi di sviluppo.

Questi studi sono correlabili agli studi di Bowlby e coll. Che svilupparono le teorie dell’attaccamento.

Un video da lui realizzato e visualizzabile su Internet, è: “Why mothers should stay home” (https://youtu.be/VP9TEME2-sE ):

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